Ci sono persone che segnano per sempre una comunità lasciando tracce silenziose destinate a diventare patrimonio collettivo. Persone che insegnano, educano, costruiscono e custodiscono valori, tradizioni. Uomini come Giuseppe Mario Minniti, “U’Prussú” (professore) come amavano chiamarlo tutti: un maestro, un visionario, un instancabile promotore di cultura e solidarietà che ha saputo amare Paola con la dedizione di chi considera la propria città una casa da tramandare, un racconto da condividere, un’identità da proteggere.
A lui, nella giornata di domani 8 agosto, sarà dedicata una serata commemorativa promossa dalla Fidas Paola OdV con il patrocinio del Comune di Paola e la partecipazione dell’ensemble “Archi Canto… all’Opera” per ricordare non solo il fondatore dell’ADVS-FIDAS di Paola, ma soprattutto, l’uomo che ha saputo trasformare ogni sua passione in una visione collettiva, in un dono per gli altri.
Nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 9 settembre 1928 e trasferitosi a Paola nei primi anni Cinquanta, Giuseppe Mario Minniti iniziò la sua carriera come insegnante di scuola primaria ma fu molto più di un maestro: fu per molti una guida ispiratrice, un educatore che fece della solidarietà e della valorizzazione di una collettività la sua passione più grande.
Nel corso della sua carriera scolastica ideò i “Giochi della Gioventù”, i “Giochi senza quartiere” e persino un giornalino scolastico realizzato con il ciclostile, offrendo agli studenti la possibilità di raccontare la propria città attraverso articoli e riflessioni. Un modo innovativo, per quei tempi, di insegnare il valore della partecipazione e dell’appartenenza.
La sua curiosità non conosceva confini, invero, da giovane prese parte come comparsa ad alcune produzioni cinematografiche; fu arbitro di calcio dell’AIA e coltivò con passione la fotografia, tanto da trasformare una stanza della propria abitazione in una vera camera oscura dove sviluppava personalmente i suoi scatti.
Il suo contributo più significativo alla comunità arrivò nel 1977 quando, spinto dal desiderio di aiutare il prossimo, fondò la sede paolana dell’Associazione “Donatori Volontari di Sangue ADVS-FIDAS”, ideandone anche il concept e il logo. Un gesto che ancora oggi continua a incarnare la volontà del suo creatore: aiutare il prossimo attraverso la donazione e il volontariato.
Parallelamente, Minniti divenne uno dei più preziosi custodi della memoria storica di Paola: dal 2001 pubblicò ogni anno il celebre calendario in vernacolo “U Calannariu ‘i Paula”, una raccolta di aneddoti, fotografie, modi di dire e tradizioni volti a promuovere il patrimonio culturale e storico-religioso della città, dando voce alla sua identità. A questo si aggiungono opere come “Proverbi, detti e modi di dire paolani”; “I sapuri ‘i Paula” e “il Piccolo dizionario del dialetto paolano”, che raccoglie oltre ottomila vocaboli del dialetto locale.
Anche quando la tecnologia cambiò il modo di comunicare, Minniti seppe guardare avanti e el 2012 diede vita alla pagina Facebook “Il Calendario di Paola”, trasformando il suo lavoro in una memoria digitale seguita da migliaia di persone in Italia e all’estero. Una pagina, ora curata da sua figlia Giovanna, che dà voce alle origini e alle storie di Paola conducendo i follower in un viaggio alla riscoperta delle proprie radici.
Domani sera la memoria di questo illustre personaggio tornerà a vivere attraverso una cerimonia ricca di significato:
il programma prenderà il via alle 19.30 con la Santa Messa presso la Villa Comunale; alle 20.30 si svolgerà il corteo con la deposizione della targa commemorativa dedicata al fondatore della Fidas Paola e alle 21.00 la serata proseguirà con i saluti istituzionali, gli interventi musicali dell’ensemble “Archi Canto… all’Opera” e la consegna dei riconoscimenti ai donatori della sezione di Paola.
Non sarà soltanto una commemorazione, ma un momento in cui la comunità paolana si ritroverà a ripercorrere i passi di un grande uomo e a ringraziarlo per aver insegnato con umiltà e passione che la cultura cresce quando viene condivisa, che la solidarietà può salvare delle vite e che la gentilezza nei confronti del prossimo e verso il proprio territorio è un bene inestimabile che necessita di essere insegnato e coltivato affinché una società possa progredire.
































