Riceviamo e pubblichiamo:
Nella seduta consiliare del 18 settembre 2026 la maggioranza ha approvato due delibere di variazione di bilancio mentre l’opposizione chiedeva spiegazioni immediate al Sindaco sulle numerose criticità sollevate. Il Sindaco Ugo Vetere ha scelto di non rispondere, mantenendo un silenzio che a noi presenti è sembrato simile a quello di un imputato in un procedimento penale che esercita la facoltà di non rispondere. Un atteggiamento che forse serviva già come prova generale, ma che non cancella i vizi giuridici contenuti nelle due proposte. Al contrario, i documenti esaminati rivelano problemi tali da rendere difficile per ogni consigliere e assessore che ha votato a favore giustificare in futuro le proprie scelte davanti alla Corte dei conti.
La prima delibera, la numero 117, riguarda una variazione d’urgenza al bilancio 2026/2028 per 150.000 euro sottoposta a ratifica consiliare. La somma serve a pagare la Labconsulenze Srl, affidataria della riscossione, per diritti e oneri maturati su circa 1,1 milioni di euro di tributi riscossi tra il 2025 e metà giugno 2026. Il problema è che questa entrata di 150.000 euro non ha alcun fondamento reale di accertamento, perché il Comune non ha registrato nuove entrate, per esempio come potrebbe essere l’accertamento di entrate per l’evasione né esistono crediti non contabilizzati e/o non ancora incassati, (ammesso che si tratti di entrate per diritti, oneri ecc di riscossione questi sono stati già incassati in parte nel 2025 e in parte entro circa la metà giugno 2026). Si tratta in sostanza di un’entrata creata artificialmente per generare contabilmente la capacità di pagamento. Secondo il parere della Corte dei conti Sezione Lombardia n. 160/2025, in assenza di un formale impegno di spesa, anche se in bilancio esistono fondi disponibili non è possibile utilizzarli direttamente per effettuare pagamenti (i costi per diritti, oneri ecc. del servizio di riscossione di Labconsulenze srl era già maturato in parte nel 2025 e il resto entro la metà giungo 2026 e il pagamento è dovuto, ma non è mai stato effettuato un regolare impegno di spesa a suo tempo), e l’unico strumento di regolarizzazione legittimo è il riconoscimento del debito fuori bilancio ai sensi dell’articolo 194 comma 1 lettera e del TUEL. L’amministrazione Vetere, invece ha scelto la strada opposta, inventando un’entrata inesistente/fittizia e di non riconoscere un debito fuori bilancio per una passività pregressa, con tanto di parere positivo del revisore nel quale ha affermato che “non emergono elementi ostativi sotto il profilo della congruità, della coerenza e dell’attendibilità contabile”.
La seconda delibera riguarda la gestione tardiva della numero 87 del 26 giugno 2026, che avrebbe dovuto essere sottoposta a ratifica entro 60 giorni ma che la maggioranza ha completamente dimenticato, tanto che solo il 18 settembre, quasi tre mesi dopo, si è tentato di approvarla con il nome di provvedimenti assunti ai sensi dell’articolo 175 comma 5 del TUEL. La proposta elenca otto pagamenti effettuati tra il 26 giugno e il 12 agosto per un totale di 22.649,82 euro, relativi a riparazioni fognarie, verifiche impianti elettrici e acquisto di pompe, pagamenti già effettuati ma sulla base di una delibera mai ratificata. Secondo l’articolo 175 comma 5, in caso di mancata ratifica il Consiglio deve adottare nei successivi 30 giorni i provvedimenti necessari per gestire i rapporti giuridici sorti, e la proposta presentata tenta di convalidare e regolarizzare tutti gli atti di gestione posti in essere nelle more dichiarandone la piena validità contabile ed economica. Ma questo è precisamente il punto critico, perché il Consiglio non può con una semplice delibera curare retroattivamente atti illegittimi già compiuti. Poiché la variazione non ratificata perde efficacia, tutti gli impegni di spesa e i rapporti giuridici (contratti, obbligazioni) che erano stati assunti sulla base di quella delibera cadono con essa. Gli atti adottati in base alla delibera decaduta sono nulli o comunque privi di valido titolo, con possibili responsabilità patrimoniali per chi li ha posti in essere. (Corte dei conti, delibera n. 25/2017 della Sezione Puglia). Su questo punto, sebbene il revisore abbia rilasciato il suo parere favorevole con limitazioni, scarica la responsabilità sui responsabili.
L’opposizione vuole fare presente, un altro punto cruciale riguardante l’efficienza dell’amministrazione Vetere, che ha affidato alla Labconsulenze Srl, anche ruoli per importi inferiori a 12 euro, dove spesso è costata più la procedura che il recupero del credito. Ancora più sconcertante è che molti incassi sono avvenuti spontaneamente, e altri circa 50.000 euro riguardano pagamenti duplicati, ovvero contribuenti che avevano già versato e che sono stati oggetto di una seconda richiesta. Il Comune non ha rimborsato queste somme ma le ha incluse nel conteggio dei risultati di riscossione, pagando soldi pubblici a una società per recuperare somme che i contribuenti non dovevano o avevano già versato.
Quanto al rischio legale individuale, la situazione finanziaria personale del Sindaco Vetere è nota, e per una persona che si è spogliata di tutti i beni per sottrarsi all’obbligo di rimborso verso i propri creditori, una condanna della Corte dei conti potrebbe effettivamente avere scarsa efficacia deterrente. Ma gli altri consiglieri e assessori che hanno votato a favore hanno davvero riflettuto sul fatto che, quando la Corte dei conti avvierà alle indagini su queste due delibere, ciascuno di loro potrà essere chiamato a spiegare le ragioni del proprio voto. La creazione di entrate inesistenti e/o fittizie e la ratifica di atti di spesa compiuti senza copertura e/o il mancato riconoscimento di debiti fuori bilancio sono considerate dalla giurisprudenza contabile come colpa grave, sufficiente a fondare una responsabilità personale per danno erariale, e anche nel contesto attuale dello scudo erariale che limita il perseguimento della colpa lieve, l’inerzia e le violazioni attive restano perseguibili. Se anche solo uno di questi consiglieri/assessori avesse consultato il proprio commercialista o revisore di fiducia prima del voto, molto probabilmente avrebbe ricevuto il consiglio di non votare a favore di una variazione fondata su entrate inesistenti né di approvare con il nome di ratifica spese già effettuate in violazione di legge. Ma non lo hanno fatto, e di fronte a gravi irregolarità segnalate la maggioranza ha scelto il silenzio collettivo e il voto favorevole, forse perché non hanno davvero nulla da perdere, ma la Corte dei conti non concede l’immunità a chi non ha nulla da perdere.


































