COMUNICATO STAMPA

Non posso che esprimere soddisfazione per il fatto che il Csm ha archiviato i due esposti presentanti nei mesi scorsi contro il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri dopo una complessa discussione dal Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura.

A scagliarsi contro Gratteri, magistrato che lavora alacremente e con competenza per il bene della Calabria e dell’Italia intera, era stata una certa politica degenerata oltre che alcuni avvocati che la spalleggiano.

Una situazione, questa, che rappresenta l’emblema sia della crisi dei partiti sia del fatto che l’Italia stia andando a rotoli. Due facce della stessa medaglia che hanno un denominatore comune da individuare in quella competenza che manca in chi attualmente si trova a Governare l’Italia e i vari Enti locali e vorrebbe comandare anche la magistratura.

La mia riflessione nasce da quanto sta succedendo da tanti, troppi giorni, proprio al dottor Nicola Gratteri. È da poco entrata in vigore, infatti, una legge di iniziativa parlamentare che vede come primo firmatario Enrico Costa, deputato di Azione. Questa legge vieta ai magistrati e alla polizia giudiziaria di «indicare come colpevole» l’indagato o l’imputato fino a sentenza definitiva e impone ai procuratori di parlare con la stampa solo tramite comunicati ufficiali i quali a loro volta potranno essere emessi solo se sono presenti «rilevanti questioni di interesse pubblico».

La normativa, di fatto, produce omertà: riduce al silenzio la pubblica accusa e danneggia alle sue fondamenta anche il diritto all’informazione creando non pochi disagi a quei giornalisti che principalmente si occupano di cronaca.

Elementi messi in risalto proprio da Gratteri che, in una recente intervista, ha sottolineato come questa legge rischi di offuscare e compromettere la rilevanza sociale del diritto all’informazione e del diritto alla verità delle vittime di gravi reati. Impedendo ai pm di parlare e ai giornalisti di fare il proprio lavoro si impedisce ai cittadini di apprendere e conoscere la funzione affrancatrice della giustizia in quei territori controllati dalle mafie rendendo quasi impossibile creare quel clima di fiducia che consente alle vittime di rompere il velo dell’omertà e rapportarsi con le procure. Ma il timore di Gratteri è ancora peggiore: non parlandone potrebbe sembrare che la ‘ndrangheta e le mafie in generale non esistano. E di questo “silenzio stampa” le mafie ne approfitteranno perché esse proliferano nel silenzio. «Se la ‘ndrangheta – dice il capo della Dda di Catanzaro – oggi è la mafia più potente è perché per anni non se ne è parlato».

A queste considerazioni si è opposto in primis il leader di Azione, Carlo Calenda, con toni populisti e da tutela della casta perché l’obiettivo di questa legge era proprio quella di impedire ai politici di finire nelle inchieste mediatiche: il testo, infatti, non distingue tra “persona comune” e “personaggio pubblico” quindi se un amministratore pubblico, un politico o un rappresentante istituzionale dovesse essere indagato, il cittadino ne rimarrebbe all’oscuro. Forse lo saprebbe dopo il terzo grado di giudizio.

Tutti i Parlamentari che hanno votato questa legge, però, mascherando la loro preferenza dietro il recepimento di una normativa europea, dovrebbero conoscere che il reato di associazione mafiosa in Europa non è presente nel 90% degli Stati membri e dovrebbero sapere, soprattutto, che in Italia ben 28 magistrati sono stati ammazzati dalle mafie impedendogli di fare il loro lavoro in favore della giustizia e del bene comune. In Italia, ancora, i politici dovrebbero conoscere che già esiste l’articolo 27 della Costituzione che prevede già la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio.

Lo stesso è successo in occasione della tanto sbandierata “Riforma Cartabia” dove, sia lo stesso Gratteri sia il suo illustre collega Nino Di Matteo, hanno commentato come «rischia di segnare un ulteriore incremento di prestigio per le organizzazioni mafiose perché i boss si dimostrano sempre capaci di celebrare i loro processi ed emettere le loro sentenze, mentre lo Stato dimostrerebbe la sua impotenza». Commenti entrambi ignorati.

Siamo difronte a due esempi del perché l’Italia va a rotoli. E ciò accade perché i politici, senza competenza e senza formazione, si permettono di contraddire persone come Nicola Gratteri o Nino Di Matteo che hanno una esperienza ultradecennale sul campo. Mai come nel loro caso e nel loro campo vale la regola del “conoscere è necessario”. Invece per il Governo Draghi le cose stanno diversamente e le riforme vengono fatte su basi che non rispettano nemmeno i dettami europei che vengono divelti e deformati. Molti altri esempi li abbiamo in agricoltura, ma di questo ho parlato numerose volte. Sta di fatto che l’Italia continua ad andare a rotoli e i soliti nomi continuano ad arricchirsi a danno della povera gente mentre il Governo e i media di regime continuano a raccontare la favola di “Super Mario Draghi e dei suoi Ministri” per nascondere la totale incompetenza e inadeguatezza della politica attuale.

Roma, 10 febbraio 2022

Sen.ce Rosa Silvana Abate Gruppo Misto Senato. Capogruppo Commissioni “Questioni Regionali” e “Agricoltura”