​A seguito delle dimissioni rassegnate dal sindaco di Guardia Piemontese, Vincenzo Rocchetti, i tre consiglieri comunali dell’ormai ex minoranza appartenenti al gruppo consiliare La città del sole, Antonietta Giuseppina D’angelis, Andrea Muglia e Francesco Carmelo Pietramala, hanno rilasciato una dura dichiarazione congiunta per fare chiarezza su quello che definiscono il definitivo scioglimento del comune. Secondo quanto affermato dagli ex rappresentanti dell’opposizione le motivazioni addotte dal primo cittadino non rispecchierebbero la realtà dei fatti, poiché la vera causa della fine anticipata della consiliatura sarebbe da rintracciare unicamente nelle precise responsabilità di una gestione che ha portato il paese al collasso. I tre esponenti politici contestano punto per punto le giustificazioni del sindaco, a partire dalla mancata stabilizzazione dei tirocinanti d’inclusione sociale, sottolineando che mentre il Consiglio regionale della Calabria si muove verso il definitivo superamento del bacino dei Tis e molti comuni del cosentino con i conti in ordine hanno già stabilizzato i lavoratori, a Guardia Piemontese ciò non è stato possibile a causa di un debito noto di circa cinque milioni di euro accumulato dall’amministrazione. L’ex minoranza respinge con fermezza anche le accuse di ostruzionismo mosse dal sindaco nei confronti del revisore dei conti, ricordando che si tratta di una figura superpartes nominata dal Prefetto con il compito di garantire la regolarità contabile e che ben tre professionisti qualificati hanno confermato le irregolarità dei bilanci comunali, un quadro critico che i consiglieri sottoscritti denunciano pubblicamente alla cittadinanza fin dal 2021. Infine, i firmatari replicano alla lamentata solitudine del sindaco e alla presunta mancanza di sostegno da parte delle istituzioni sovracomunali, evidenziando l’incoerenza di tali affermazioni dal momento che la maggioranza guidata da Rocchetti risulta tesserata con Forza Italia e quindi teoricamente vicina all’attuale governo regionale. Liquidando il vittimismo del sindaco come un’alternativa alla mancanza di coraggio nell’ammettere il proprio fallimento, l’ex minoranza conclude il proprio duro atto d’accusa parlando di incapacità amministrativa, attaccamento al potere e irresponsabilità nei confronti di una comunità ormai in declino.

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