Arriva l’estate e per mancanza di personale potrebbe chiudere l’ospedale GOM

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Mancherebbero tecnici di laboratorio, anestesisti e infermieri al GOM (Grande Ospedale Metropolitano) di Reggio Calabria, una situazione di disagio che, con l’arrivo delle ferie estive, rischia seriamente di far collassare i servizi essenziali dell’importante presidio. La preoccupazione maggiore è rivolta al mese di agosto quando, addirittura, alcuni reparti potrebbero essere costretti a chiudere temporaneamente battenti proprio per mancanza di personale.

È questo il grido d’allarme lanciato tramite una lettera dal consigliere regionale Giuseppe Pedà, componente della III Commissione Sanità, al Generale Saverio Cotticelli, Commissario per l’attuazione del Piano di rientro della Sanità calabrese e, p.c., al dott. Antonio Belcastro, dirigente generale del Dipartimento Tutela salute della Regione Calabria, a margine della visita istituzionale presso la struttura (con particolare attenzione al reparto di Cardiochiururgia) effettuata venerdì 7 giugno nelle sue facoltà di sindacato ispettivo. L’esponente politico ha annunciato che nei prossimi giorni chiederà ufficialmente un incontro urgente allo stesso Commissario Cotticelli per rappresentare di persona e più dettagliatamente le problematiche riscontrate. Nella missiva inoltrata, Pedà evidenzia la straordinaria funzionalità del “centro cuore” del GOM, grazie alla presenza costante del direttore, prof. Pasquale Fratto; del dott. Covino, responsabile del servizio di cardioanestesia e di tutto il personale medico e paramedico sempre attento e disponibile.

“Possiamo affermare -evidenzia il consigliere regionale- che oggi a Reggio Calabria presso il G.O.M. Bianchi MelacrinoMorelli, esiste un reparto di Cardiochirurgia pubblicocon personale formato e competente che rappresenta un polo d’avanguardia per tutta la regione Calabria, e non solo. Gli ottimi risultati raggiunti dallaCardiochirurgia reggina vengono risaltati persino dalla prestigiosa rivista internazionale “The Journal of Heart Valve Disease”che si occupa, nello specifico, delle malattie delle valvole cardiache. Testimonianza di quanto lo standard qualitativo raggiunto si sia elevato”. Allo stesso tempo, Pedà riferisce di alcuni criticità che rischierebbero di comprometterne irrimediabilmente gli standard qualitativi: “in questi due anni, infatti -si rimarca nel documento – non è stato potenziato abbastanza dal punto di vista delle risorse umane, sia medici che infermieri, così come buon senso avrebbe voluto. Innanzi tutto, soffre di una carenza di anestesisti: solo sette in organico, che devono gestire rianimazione, sala operatoria e le emergenze dell’emodinamica.

Attualmente, inoltre, ci sono tre mesi di lista d’attesa e il funzionamento dei servizi si basa solo sulla buona volontà di medici che definire stoici è riduttivo, con i primari che fanno anche la reperibilità, e che comunque vogliono dare sempre di più ritrovandosi con carichi di lavoro enormi. Ovvio che in queste condizioni tutto diventa più difficile, anche perché la sanità, al pari di tutte le altre aziende, ha bisogno quantomeno di risorse umane”. Pedà ha avuto la possibilità di visitare anche la Terapia Intensiva. Qui la dotazione tecnologica è quella di base. Dovrebbe essere accreditata per 10 posti letto ma ci sono solo due infermieri a turno: la proporzione dovrebbe essere di un infermiere ogni due posti letto. “Di fatto – spiega nel documento- ci troviamo di fronte a un blocco unico tra Cardiochirurgia e Anestesia, con una stessa squadra che opera anche in emodinamica e UTIC (Unità Terapia Intensiva Cardiologica). Gli anestesisti che sono in forza la centro cuore si occupano dunque anche degli interventi della terapia intensiva o dell’emergenza-urgenza e tutto, anche qualitativamente, è affidato solo alle virtù dei singoli. Serve quindi una maggiore attenzione, soprattutto sotto il profilo di un nuovo reclutamento, legato ai bisogni dell’aumentato numero di persone che si affidano alle cure del centro”.

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