Il porto di Diamante si potrebbe realizzare, parola di Ernesto Magorno

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Il senatore Ernesto Magorno, fresco di candidatura a sindaco, promette di avere la soluzione per riappropriarsi dell’area demaniale affidata nel 1999 al concessionario Graziano Santoro. Ma prima dovrà fare i conti con gli esiti delle urne

DI FRANCESCA LAGATTA

Puntuale come un orologio svizzero, con la tornata elettorale diamantese la questione del porto di Diamante è tornata a infuocare e a dividere gli animi dei cittadini, che esattamente da 20 anni si interrogano: l’opera si farà oppure no? A gettare benzina sul fuoco, ci ha pensato il parlamentare Ernesto Magorno, fresco di candidatura a sindaco di Diamante, che ha preso il posto di Ernesto Caselli, morto improvvisamente a una settimana dal voto, quando era candidato a sindaco della compagine “Ernesto Caselli Sindaco”, oggi diventata “Uniti per te”.

Il senatore del Pd ha detto pubblicamente che, nel caso in cui diventasse nuovamente sindaco, si riapproprierebbe dell’area del porto, ormai degradata e ridotta a discarica, di cui da due decenni risulta concessionaria la società Diamante Blu srl, incaricata di realizzare i lavori sin dal 1999. Dopodiché, si tratterebbe di indire un nuovo bando e trovare finalmente una nuova ditta disposta a realizzare la darsena.

Ma quello che dice Magorno è possibile o si tratta solo del solito insulso annuncio politico da campagna elettorale? Per capirlo, è necessario andare a ritroso nel tempo.

La genesi
E’ il lontano 1999 quando la Regione Calabria stipula il contratto contratto di realizzazione dei lavori, su autorizzazione del Comune, quando all’epoca il vicesindaco era Gaetano Sollazzo. Questi segue la vicenda da vicino e inizialmente stringe rapporti con il titolare della “Diamante Blu Srl”, il farmacista cosentino Graziano Santoro, tanto che Magorno dichiarerà in una conferenza pubblica di averlo conosciuto solo nel 2007, poco dopo essere stato eletto sindaco di Diamante per la prima volta, proprio a casa di Sollazzo. Sembra andare tutto il verso giusto, se non fosse per l’ingarbugliata burocrazia che dilata i tempi, e finalmente nel 2011, 12 anni dopo la firma del contratto, i lavori prendono il via. Ma la gioia dura poco, perché gli ambientalisti protestano contro la cementificazione della costa e i possibili danni all’ambiente, cosi per Santoro e i suoi arriva un nuovo stop. Passano altri anni e le associazioni e i cittadini cominciano ad insorgere. Per Diamante, perla turistica del Tirreno conosciuta in tutto il mondo, una situazione del genere non è più tollerabile.

La seconda fase
Così, con Sollazzo sindaco di Diamante, nel 2014 comincia di nuovo il via vai alla Regione per chiedere la ripresa dei lavori. Tra annunci e smentite, durante i quali si accusa il concessionario di non poter proseguire i lavori a causa di problemi economici, il 7 maggio 2018 il funzionario regionale Luigi Zinno, a seguito di una riunione tra le parti, scrive che «il dott. Santoro conferma, ove ve ne fosse bisogno, di possedere i requisiti per la prosecuzione del contratto». Il motivo per cui i lavori non sono ancora ripresi li spiega lo stesso Santoro: «Ho necessità di avere il corridoio libero, cosa che non avviene nonostante il recente intervento della procura di Paola (che ha sequestrato delle imbarcazioni, ndr), ho bisogno di garanzie, ho bisogno di sapere che alla ripresa dei lavori fili tutto liscio». Ad agosto scorso scade l’ennesima proroga dei lavori, ma sull’area demaniale interessata galleggiano ancora delle barche. Il procuratore Pierpaolo Bruni a dicembre 2018 dispone un nuovo sequestro. Il corridoio marino adesso è libero e il concessionario non ha più scuse. Peccato che meno di una settimana più tardi l’ingegnere Luigi Zinno, dirigente capo del Rup della Regione Calabria e responsabile del procedimento dei lavori della realizzazione del porto, finisca agli arresti perché coinvolto nell’inchiesta Lande Desolate. Una vera e propria maledizione.

La richiesta di risarcimento danni e la decadenza di Sollazzo
«Da calabrese mi vergogno di essere rappresentato da questa burocrazia regionale. In Calabria il cancro non è la politica, è la burocrazia». Sono le parole di Gaetano Sollazzo pronunciate a febbraio 2019, dopo l’ennesimo tentativo di risolvere la questione. Nel frattempo, annuncia di aver avanzato tramite il legale la richiesta di risarcimento per il danno d’immagine. Pochi giorni più tardi, il primo cittadino fa sapere che agli inizi di marzo ci sarebbe stato un incontro cruciale alla Cittadella per chiedere la rescissione del contratto tra l’ente guidato da Mario Oliverio e il concessionario Santoro. Per molti è questo il punto in cui Sollazzo firma il suo foglio di via, perché 15 giorni più tardi 7 consiglieri di dimetteranno decretando la fine della consiliatura. Ufficialmente è proprio la diversità di vedute sulla questione porto a rompere i rapporti. Per alcuni la rescissione del contratto non è attuabile, pena un milionario risarcimento alla “Diamante Blu”, per altri qualcuno sta giocando sporco e finge di volere il porto ma sta prendendo tempo per favorire Santoro.

I rumors parlano di una riunione in Regione con Magorno e il concessionario, avvenuto qualche giorno prima dello scioglimento del consiglio comunale, che sarebbe stato orchestrato dal senatore per evitare l’intervento risolutore di inizio marzo. L’ex segretario regionale del Pd nega e dice di non avere alcune interesse a favorire Santoro. A supporto della sua teoria c’è un dato incontrovertibile. I rapporti con Mario Oliverio sono incrinati da tempo e non avendo un ruolo nella politica regionale, per di più avendo rotto con una vasta area del partito, come sarebbe stato possibile intervenire sui funzionari della Cittadella?

La proposta di Magorno
Il senatore, ovviamente, nega ogni illazione e per dimostrare di non avere alcun interesse a tutelare i concessionari a scapito dei cittadini, in campagna elettorale promette pubblicamente che entro 30 giorni dal suo eventuale insediamento si riapproprierà dell’area portuale, sottraendola quindi al farmacista Graziano Santoro e alla sua società. Come? Firmando semplicemente un’ordinanza. E allora, quale sarebbe l’ostacolo? Le conseguenze, legali ed economiche, che ne potrebbe derivare e che il senatore si dice pronto ad affrontare per mettere fine allo scempio. Qualcuno però gli ricorda che il suo ottimismo fu registrato anche dalle telecamere di Striscia La Notizia, quando, nella seconda metà degli anni 2000, dichiarò che il problema si sarebbe risolto nel giro di poche settimane.

Ostacoli e burocrazia lenta
Ad onor del vero, va detto che all’epoca dell’intervista al programma di Canale 5 era praticamente impossibile intervenire sulla questione, perché fino al 2011, la realizzazione dei lavori è stata oggettivamente ostacolata dalla burocrazia. Oltretutto, oggi, Ernesto Magorno siede tra gli scranni di Palazzo Madama e il suo potere politico è inevitabilmente amplificato.

Se dovesse tornare ad essere sindaco della città, stavolta c’è una possibilità in più di mantenere la parola data e mettere fine a uno scempio durato 20 anni. Ma prima dovrà fare i conti alle urne con l’avversario Marcello Pascale, che traina la lista “Diamante e Cirella #SiamoVoi” e con un possibile ritorno in campo dell’imprenditore cosentino.

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