MALTONAUTA COMPIE 3 ANNI

Maltonauta, navigatori del malto.

Il malto, uno dei quattro ingredienti fondamentali per produrre una birra, dà la possibilità a Giuseppe e Marco di navigare un mondo ancora poco esplorato alle nostre latitudini: la birra artigianale. E sta proprio in questo la difficoltà della rotta, ma anche lo stimolo.

La metafora sul mare è d’obbligo, considerando che i due soci sono dell’alto Tirreno cosentino, rispettivamente di Fuscaldo e di Paola..

Giuseppe inizia il suo percorso nel mondo della birra come analista sensoriale. Homebrewer di vecchia data, sommelier e degustatore, tiene da anni in tutta la regione corsi di degustazione, scrivendo anche su testate regionale e gestendo un diario online dodimalto.it.​ È ovviamente il birraio dell’azienda e si occupa della comunicazione.

Marco invece, oramai da qualche anno affascinato da questo mondo brassicolo, ha un approccio da consumatore e amante del prodotto ed è stato naturale per lui occuparsi della parte amministrativa e commerciale dell’azienda.

Insieme si completano e danno forza ad un marchio che in soli tre anni ha dato molte soddisfazioni, come, ad esempio, nel 2019, ottenendo​ il premio con la Birra Savuco (realizzata in collaborazione con l’azienda vitivinicola Serracavallo) migliore birra calabrese passata in botte, premio conferito da una giuria di esperti del settore e con presidente Lorenzo ‘Kuaska’ Dabove, uno dei più grandi esperti al mondo di birra artigianale. È della scorsa estate invece la notizia che un’altra loro birra, la Bitta, è stata segnalata sulla Guida delle Birre 2021 di Slow Food come Birra Imperdibile, l’unica birra chiara calabrese ad essere premiata in guida. Belle soddisfazioni insomma dopo soli 3 anni di attività, i festeggiamenti cadono proprio in questo mese di ottobre.

Ma non sono solo i soci di Maltonauta a dare territorialità al progetto. La ritroviamo pure in molte delle ricette di Giuseppe: pensiamo alla già citata Birra Savuco che matura in botti che hanno ospitato il Vigna Savuco, 100% Magliocco, un vitigno importante per la provincia di Cosenza. Oppure la Figarìa, prodotta con una percentuale di mosto sempre di Magliocco. Ultima nata nel 2019 è inoltre la Birra Zibibbo, che fa territorio grazie all’utilizzo in fermentazione di uva zibibbo calabrese, una birra che Giuseppe sperimenta a casa da diversi anni e che può vantare di essere stato il primo a realizzare una birra del genere nella regione. Anche questa segnalata sulla guida Slow Food per la sua particolare bontà. Una birra stagionale questa che può essere quindi realizzata solo poco dopo la vendemmia. Maltonauta è già pronta alla produzione del 2020.

Ma territorio è anche valorizzare non solo i prodotti ma anche i luoghi. Marco, da paolano doc, e conoscitore del suo territorio, non ha voluto farsi sfuggire l’occasione di proporre in etichetta, per una delle loro birre, una raffigurazione della facciata della Badìa di Santa Maria delle Fosse di Giosafat. Un posto ricco di storia e di eventi, come ad esempio, fra i più affascinanti, il passaggio del Re d’Inghilterra Riccardo I Cuor di Leone, il 19 settembre del 1190. La birra è la Badìa appunto, una belgian ale che si ispira alle classiche birre d’abbazia monastiche ed è stata propria questa sua particolarità ad ispirare Marco.

Vedremo cosa ci riserverà il pirata nei prossimi anni. Intanto si prepara a spegnere le sue 3 candeline.

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