“E’ domenica mattina, il sole è alto in cielo, l’aria calda e umida che sta ad indicare che a breve arriverà la pioggia. Una di quelle piogge che non rinfresca l’aria, ma di quelle che sporcano le auto e rende tutto più opaco e più buio… anche l’aria stessa.

E’ una domenica mattina come tutte le altre, i bambini corrono nella piazza dove da pochi giorni sono arrivate le bancarelle di natale. Ma qualcosa sta per cambiare la mia giornata. A messa con il mio ragazzo tutto sembra normale, ad un tratto la sua voce…”mi sento male, sto per svenire” allora di corsa a casa e poi al pronto soccorso dell’ospedale Annunziata di Cosenza. Ed è proprio lì che incomincia la nostra odissea. L’aria putrida e viziata, le porte dei bagni aperte e il cattivo odore che fa da padrone in quel piccolo spazio destinato a coloro che sono lì perché non stanno bene.

“Un familiare solo” è quello che continuano a ripeterci, ed è giusto non riempire lo spazio del pronto soccorso, d’altronde lì non sono in attesa di ricevere assistenza solo i cosiddetti codici rossi, gialli o bianchi, ma ci sono persone ricoverate.

Ebbene sì, lì in quello spazio ci sono persone ricoverate, ognuno con le sue problematiche e con i suoi dispiaceri. Entriamo al pronto soccorso alle ore 12.30 sono le 17.30 e ancora nessuno ha provveduto a chiamarci per approfondire il perché della nostra visita.

Ed è proprio in questo lasso di tempo che mi fermo ad osservare cosa mi accade attorno. Non ci sono medici, non ci sono infermieri, se ne vedi passare uno è sempre di corsa… ma di corsa per andare dove? Escono da una stanza per entrarne in un’altra, ma nessuno che abbia un briciolo d’amor proprio da chiedere a questa povera gente come si sente. Ci troviamo alla fine di un altro anno, siamo vicini al 2019, eppure sembrerebbe, quello che vedo, l’ospedale di un Paese non civilizzato. Li si perde ogni dignità: Adulti, ragazzi, uomini e donne di qualsiasi età sono “gettati” in quella stanza in attesa di ricevere da parte di qualche mediconzolo un referto o una parola di sollievo.

Siamo caduti in basso che più in basso non si può! Un ambiente che dovrebbe essere pulito se non addirittura sterile, è in realtà un porcile, sporco e poco igienizzato, dove uno rischia di infettarsi.

 

Ed è proprio questo il mio urlo silenzioso di questa mattina, mi rivolgo proprio a voi medici ed infermieri dell’ospedale Annunziata di Cosenza… vorrei ribadire un concetto che sta a parer mio alla base di tutto: voi medici, infermieri e personale addetto, avete scelto questa professione! Nessuno vi ha obbligato ad intraprendere questo mestiere, che secondo me è anche sbagliato definirlo tale, questo del medico o infermiere non è un mestiere, ma una MISSIONE!!! Perché voi avete scelto questo percorso, ma chi si trova lì come ammalato NON HA SCELTO di esserci, non siamo venuti a far una passeggiata perché non avevamo nient’altro di meglio da fare, siamo lì perché qualcosa non va! Allora non arrabbiatevi se qualche familiare o ammalato vi chiede qualcosa,perché non è normale entrare in pronto soccorso alle 12.00 e tornare a casa alle 2.00 di notte solo perché il medico al cambio turno è andato via e non si è minimamente degnato di far sapere notizie, oppure lo stesso medico a cui mi rivolgo per avere notizie mi risponde che non può darmi retta in quanto non sa che fine abbia fatto un paziente!

Abbiate il coraggio di essere missionari della professione che avete scelto e concludo citando il giuramento di Ippocrate:

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che compio e dell’impegno che assumo, giuro:

di esercitare la medicina in autonomia di giudizio e responsabilità di comportamento contrastando ogni indebito condizionamento che limiti la libertà e l’indipendenza della professione;

di perseguire la difesa della vita, la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona cui con costante impegno scientifico, culturale e sociale ispirerò ogni mio atto professionale;

di curare ogni paziente con scrupolo e impegno, senza discriminazione alcuna, promuovendo l’eliminazione di ogni forma di diseguaglianza nella tutela della salute;

di non compiere mai atti finalizzati a provocare la morte;

di non intraprendere né insistere in procedure diagnostiche e interventi terapeutici clinicamente inappropriati ed eticamente non proporzionati, senza mai abbandonare la cura del malato;

di perseguire con la persona assistita una relazione di cura fondata sulla fiducia e sul rispetto dei valori e dei diritti di ciascuno e su un’informazione, preliminare al consenso, comprensibile e completa;

di attenermi ai principi morali di umanità e solidarietà nonché a quelli civili di rispetto dell’autonomia della persona;

di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita;

di affidare la mia reputazione professionale alle mie competenze e al rispetto delle regole deontologiche e di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano ledere il decoro e la dignità della professione;

di ispirare la soluzione di ogni divergenza di opinioni al reciproco rispetto;

di prestare soccorso nei casi d’urgenza e di mettermi a disposizione dell’Autorità competente, in caso di pubblica calamità;
di rispettare il segreto professionale e di tutelare la riservatezza su tutto ciò che mi è confidato, che osservo o che ho osservato, inteso o intuito nella mia professione o in ragione del mio stato o ufficio;

di prestare, in scienza e coscienza, la mia opera, con diligenza, perizia e prudenza e secondo equità, osservando le norme deontologiche che regolano l’esercizio della professione.“

(Lettera Firmata)