Sarà il Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Cosenza Claudia Pingitore a decidere, il prossimo 11 giugno, se vi siano elementi sufficienti per disporre il rinvio a giudizio di C.P.F.J., medico in servizio presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile dell’Annunziata di Cosenza, per il decesso di G.P. 63 anni, vigile urbano dipendente del Comune di Acquappesa, avvenuto nel tardo pomeriggio del 14 dicembre 2024. Secondo il Sostituto Procuratore della Repubblica di Cosenza Donatella Donato, che ha proceduto a seguito della querela sporta nella immediatezza dai prossimi congiunti della persona deceduta, assistiti e difesi dagli Avvocati Emilio Enzo Quintieri e Simona Socievole del Foro di Paola, avvalendosi anche della consulenza tecnica espletata dai medici Berardo Silvio Cavalcanti, specialista in medicina legale, Vannio Vercillo, specialista in anatomia patologica e Guglielmo Cordasco, specialista in chirurgia d’urgenza e pronto soccorso, il medico cubano è responsabile del delitto di omicidio colposo per neglienza medica (Artt. 589 e 590 sexies c.p.) “perchè, nell’esercizio della professione sanitaria, in qualità di medico in servizio presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Cosenza, per colpa consistita in negligenza – in particolare prescrivendo l’antibiotico Fidato (Ceftriaxone) al paziente P.G. omettendo la valutazione della scheda di Triage sulla quale era annotata l’allergia del paziente al farmaco e/o al suo principio attivo e non considerando la preventiva anamnesi comprensiva delle richieste di allergie a specialità medicinali – cagionava la morte di P.G. il quale decedeva per insufficienza respiratoria acuta dovuta da spasmo delle altre vie respiratorie con arresto cardio respiratorio, dovuto allo shock anafilattico derivante dalla somministrazione del suddetto farmaco”.
In sede di querela, presso la Stazione Carabinieri di Cosenza, i figli della vittima, riferirono che il loro genitore, cardiopatico e bisognoso di ossigeno perchè soffriva di lipomi alla gola, dopo essersi sentito male in tarda mattinata, venne trasportato, a bordo di un’ambulanza, dapprima presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Cetraro e, successivamente, dopo aver ricevuto l’assistenza di cui necessitava, presso quello di Cosenza, ove arrivava nel primo pomeriggio. Intorno alle ore 17 circa, uno dei figli, entrava nei locali del Pronto Soccorso di Cosenza per far visita al padre. “In queste fasi trovavo mio padre seduto su una sedia a rotelle e con amara sorpresa notavo che era senza ossigeno. A questo punto chiedevo a un infermiere di portare una bombola di ossigeno a mio padre. Questi mi riferiva che mancava la bombola di ossigeno e che la stanza non era idonea al paziente in quanto mancava il bocchettone per attaccare l’ossigeno e di conseguenza posso affermare che mio padre è stato trattenuto nei locali del Pronto Soccorso di Cosenza, senza ossigeno. Successivamente i sanitari riuscivano a trovare una bombola di ossigeno (piccola) di emergenza e l’applicavano; a riguardo preciso che la predetta bombola non necessita di bocchettone. Parlando con un medico donna del Pronto Soccorso, mi riferiva che avevano somministrato a mio padre un antibiotico denominato ‘Fidato’ di cui mio padre era allergico, circostanza certificata dal suo medico curante Giancarlo Tripicchio di Acquappesa e che, mio padre, ha sempre riferito ai medici, in quanto era cosciente. Alle ore 19:20 circa, un medico di turno, ricordo che era di origine cubana, mi comunicava che mio padre era deceduto.”.
Effettivamente, dagli accertamenti esperiti dalla Procura della Repubblica di Cosenza, che ha esercitato l’azione penale nei confronti di C.P.F.J., medico in servizio presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale dell’Annunziata, è venuto fuori che il decesso del vigile urbano del Comune di Acquappesa, sarebbe stato causato da uno shock anafilattico conseguente alla somministrazione di un antibiotico, in presenza di una allergia che risulterebbe già annotata nella documentazione clinica, tempestivamente sottoposta a sequestro dalla Polizia Giudiziaria. I familiari della vittima, la moglie ed i sei figli, individuate come persone offese dal reato di omicidio colposo per negligenza medica, all’udienza preliminare si costituiranno parte civile, al fin di contribuire all’accertamento della verità e per ottenere il risarcimento dei danni subiti e subendi, citando in giudizio anche l’Azienda Ospedaliera di Cosenza in quanto civilmente responsabile per i gravissimi danni cagionati dall’imputato nell’esercizio delle sue funzioni di medico in servizio presso la suddetta struttura sanitaria.

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