La sospensione estiva dell’invio delle cartelle di pagamento annunciata dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione rappresenta una buona notizia per i contribuenti. Per tutto il mese di agosto non saranno notificati nuovi atti, una pausa che si affianca alle sospensioni già previste dalla legge per avvisi bonari, lettere di compliance e alcune attività di controllo fiscale. Una tregua, però, destinata a durare poco. Con la ripresa dell’attività amministrativa, la riscossione tornerà ad accelerare. Secondo la Convenzione triennale sottoscritta tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, nel corso del 2026 saranno notificati fino a 20 milioni di cartelle di pagamento, alle quali si aggiungeranno tra gli 8 e gli 11 milioni di intimazioni e solleciti, per un totale di circa 31 milioni di atti. «Sono numeri che testimoniano un’intensa attività di riscossione e che impongono una maggiore attenzione da parte di cittadini, professionisti e imprese», osservano il dott. Francesco Marino, Dr. Commercialista-Tributarista, e l’avv. Massimilla. «Di fronte ad una cartella di pagamento, la reazione più frequente è quella di pagare immediatamente oppure valutare una rateizzazione o una definizione agevolata. Ma oggi la prima domanda dovrebbe essere un’altra: la pretesa tributaria è stata esercitata nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento?» Secondo i due professionisti, il vero cambiamento degli ultimi anni non riguarda soltanto l’incremento dell’attività di riscossione, ma soprattutto le profonde innovazioni introdotte dalla riforma dello Statuto dei diritti del contribuente. «Per lungo tempo l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sul processo tributario. Oggi il legislatore ha riportato al centro il procedimento amministrativo, cioè la fase nella quale nasce la pretesa tributaria. È nel procedimento che si formano gli elementi di prova, si sviluppa la motivazione dell’atto e si costruisce la legittimità dell’azione amministrativa. Il processo interviene solo successivamente per verificarne la correttezza.» La riforma dello Statuto del contribuente ha infatti rafforzato l’obbligo di motivazione degli atti tributari, imponendo che siano indicati in maniera specifica i presupposti di fatto, i mezzi di prova e le ragioni giuridiche poste a fondamento della decisione. Si tratta di principi che, per espressa previsione normativa, trovano applicazione anche nei confronti degli atti della riscossione. Le ricadute pratiche di queste novità assumono particolare rilievo anche in Calabria. La legge regionale n. 56 del 2023 ha previsto, infatti, che per il recupero della tassa automobilistica le sanzioni possano essere irrogate direttamente mediante iscrizione a ruolo, senza la preventiva notifica dell’avviso di accertamento. «Quando la cartella di pagamento rappresenta il primo atto con il quale il contribuente viene a conoscenza della pretesa tributaria – spiegano Marino e Massimilla – assume ancora maggiore importanza verificare che essa contenga tutti gli elementi necessari per consentire al destinatario di comprendere pienamente le ragioni della richiesta e di esercitare in modo effettivo il proprio diritto di difesa.» Sul punto, ricordano i due professionisti, la Corte di Cassazione ha già chiarito che la cartella di pagamento che costituisce il primo e unico atto con cui viene esercitata la pretesa tributaria deve essere motivata come un vero e proprio atto impositivo, contenendo tutti gli elementi indispensabili affinché il contribuente possa effettuare un controllo consapevole sulla correttezza della pretesa. «Non significa – precisano – che ogni cartella sia illegittima o debba essere impugnata. Ogni posizione va esaminata singolarmente. Tuttavia, l’intensificazione dell’attività di riscossione e il rafforzamento delle garanzie introdotte dalla riforma impongono un cambio di prospettiva.» La conclusione dei due professionisti è netta: «La scelta più importante non è decidere se pagare o fare ricorso. La prima scelta è verificare l’atto. Solo conoscendo la fondatezza della pretesa è possibile assumere una decisione realmente consapevole, evitando di rinunciare, anche inconsapevolmente, ai propri diritti.»

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