L𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗔 𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗩𝗜𝗖𝗘𝗦𝗜𝗡𝗗𝗔𝗖𝗢 DI SCALEA, 𝗔𝗡𝗡𝗔𝗟𝗜𝗦𝗔 𝗔𝗟𝗙𝗔𝗡𝗢

Perché l’ordinanza di Spirlì ha creato un marasma in tutta la Calabria?
Perché non gli viene riconosciuta autorevolezza.
Si, Autorevolezza!
Nei confronti delle Istituzioni non si prova quel sentimento di stima, fiducia, affidabilità che, solitamente, dovrebbe suscitare chi ha il dovere di prendere decisioni importanti nei confronti della collettività.

Veniamo da un anno di DPCM, ordinanze e restrizioni a dire basta che, tutto sommato, abbiamo accettato. Ma stavolta no.
Stavolta non ce la facciamo proprio perché non c’è fiducia nei confronti di chi ha quel benedetto/maledetto dovere di decidere per noi. Siamo stanchi di tutta questa incertezza, di tutta questa insicurezza, di tutta questa poca chiarezza.

I nostri bambini, I nostri ragazzi, i nostri studenti stanno pagando più di tutti un prezzo troppo alto. Stanno perdendo vita. Stanno perdendo l’occasione per imparare a dare forma ai propri sogni.
La scuola è movimento , è spazio, è sguardi, è chiacchiere, è grida, è sorrisi, è timidezza, è strafottenza, è obbedienza, è ribellione, è autorità, è autorevolezza, è carta igienica che manca nei bagni, è condivisione, è UGUAGLIANZA. A scuola i nostri figli sono uguali nonostante tutto ( dovrebbe essere così).

La DAD è un’alternativa, un’opportunità ma non è scuola. La DAD è semplicemente didattica con distanze e disuguaglianze.

Ora, il punto non è se sia giusto o meno chiudere le scuole ma, se necessario, PERCHÈ?
Al potere di decidere corrisponde, a mio avviso, il dovere di fornire ai destinatari delle decisioni le motivazioni per comprenderle.
Non giustificazioni ma motivazioni perché, anche se sottile, c’è differenza.

Tornando all’autorevolezza, se non c’è che si fa?! Bisogna necessariamente conquistarla con umiltà, sacrificio, impegno, competenza, rispetto e passione.
L’autorità è imposizione ma l’autorevolezza è preziosa conquista.
E si conquista, anche, assumendosi la responsabilità di decisioni audaci, coraggiose e difficili da comprendere.

Le scuole si chiudono per evitare il diffondersi del virus e di tutte le varianti? E allora si chiuda e si blindi la Calabria perché, immagino, che il problema principale sia sempre, e ancora, quello di una sanità regionale insufficiente. Altrimenti, faccio davvero fatica a comprendere perché, da genitore e da amministratore, non posso garantire ai nostri figli la libertà di esercitare il diritto allo studio, unico strumento per un futuro migliore del presente che stanno subendo. La scuola non può ridursi ad un botta e risposta tra Ordinanze Regionali e ricorsi al Tar

Al Festival di Sanremo ha trionfato una canzone dal titolo provocatorio “zitti e buoni”, un grintoso invito a non piegare la testa di fronte alle etichette, alle convenzioni, alle aspettative altrui. Questo è il grido dei nostri ragazzi! Insegnamogli il rispetto delle regole ma non a stare zitti e buoni ma, soprattutto, ascoltiamoli.

Scuole chiuse e bar/ristoranti aperti in cui ritrovarsi rappresentano una contraddizione in termini. A mio modesto avviso, c’è solo una cosa da fare per ovviare in qualche modo a questa commedia all’italiana: un tavolo di confronto tra vertici regionali e sindaci.
Solo con un dibattito diretto dal quale emergano reali fotografie dei singoli territori allora si potranno prendere decisioni sensate e comprensibili.

Le amministrazioni locali non possono e non devono stare “zitte e buone” nel recepire dpcm e ordinanze che non esprimono reale contezza dei territori su cui vanno ad incidere.

Questa è la mia proposta da Vicesindaco con delega alla pubblica istruzione e da mamma che desidera per le proprie figlie, non un “parcheggio”, ma un luogo in cui scoprire se stesse e diventare cittadine attive e consapevoli.
I figli di tutti ne hanno diritto.

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