“Alla fine di questa brevissima mia seconda esperienza amministrativa, voglio esprimere gratitudine ai miei elettori per avermi dato un’altra opportunità di servizio alla comunità, a tutto il personale comunale per la dedizione e la collaborazione, al sindaco De Tommaso ed ai compagni di viaggio per aver con me condiviso un intenso lavoro fino all’ultimo momento per l’esclusivo bene collettivo.
Oggi sento il bisogno di rivolgermi alle mie concittadine ed ai miei concittadini tutti perché questa nostra comunità, oggi tradita da una drammatica caduta istituzionale, abbia a cuore, non il facile giudizio su verità personali, ma verità documentabili che rispettano il lavoro e l’impegno che ha caratterizzato il periodo amministrativo da noi gestito.
Quando si riceve dalla popolazione il mandato di amministrare dovrebbero tremare le vene nei polsi, perché occorre uscire dal proprio sentire per guardare lontano, occorre porsi di fronte ai problemi con la consapevolezza che non si potrà fare ciò che si vuole come a casa propria, ma si dovrà fare i conti con una programmazione generale e lungimirante e soprattutto con quanto stabilito dalla normativa; non si può pensare di essere al centro dell’attenzione, poiché il proprio io non esiste più; non si può pensare di poter dedicare al servizio amministrativo il poco tempo che si può ritagliare da qualsiasi impegno; non si può parlare di “sé”, ma di “noi”.
Considero scorretto ed ingiusto che qualcuno racconti la propria negativa visione mettendo il sindaco e gli altri consiglieri in cattiva luce, senza considerare il lavoro certosino che hanno svolto in questo anno, con pazienza, senso di sacrificio personale, cercando tutti i modi possibili ed immaginabili per affrontare le gravi problematiche, anche salvando finanziamenti che amministratori precedenti avevano trascurato e rischiato di far perdere, e cercandone altri attraverso progettazione e studi impegnativi.
Forse si auspicava un’Amministrazione poco attenta che ad esempio avrebbe chiuso le scuole anche contro la normativa che ne regolava la chiusura, che avrebbe lasciato morire un Centro di neuropsichiatria senza impegnarsi personalmente a 360° per salvarlo, che avrebbe pensato solo alla quotidianità senza fare i conti con un futuro da costruire, che sarebbe stata più attenta maggiormente alle formalità ed ai formalismi che al raggiungimento dei risultati.
Allora oggi non si avrebbero dieci milioni di euro di finanziamenti per affrontare tutti i problemi di San Lucido, né tanti progetti inviati ed in attesa di essere finanziati.
Onestà è prendere coscienza dei fini per cui sono stati chiesti ed ottenuti finanziamenti, come interventi sulla rete fognaria, rifacimento della rete idrica, utilizzo di sorgenti già captate, realizzazione di un nuovo impianto, in modo da risolvere il problema dell’acqua (che non poteva essere risolto con la bacchetta magica ed è disonesto non riconoscerlo);
Onestà è riconoscere che non si è trascurato il miglioramento della rete viaria, compresa quella destinata ai mezzi pesanti per la quale c’è già un finanziamento.
Onestà vuol dire riconoscere che i gravi problemi che si sono manifestati nell’estate scorsa non sono dovuti ad incuria o a mancati interventi da parte nostra; sappiamo che sono annosi e che a peggiorare la situazione è stata l’eccezionalità dei numeri di presenze che abbiamo registrato.
E mi chiedo se ha senso e se è corretto addebitare a questa Amministrazione il problema del mare inquinato, quando l’intera costa ne soffre e sicuramente il problema richiede un intervento regionale complessivo. Il nostro Comune non sarebbe mai stato, né sarebbe in grado di risolvere il problema da solo.

Onestà vuol dire riconoscere i meriti della compagine e capire che un’Amministrazione non si manda all’aria perché il singolo amministratore si sente tradito nel proprio orgoglio e pensa di non essere riuscito ad ottenere il risultato per colpa di altri, senza mettersi in discussione.
Non ci sono certo dubbi che ciascun consigliere abbia diritto al coinvolgimento nelle scelte, alla consapevolezza delle azioni amministrative, è anzi compito precipuo di ognuno quello della proposizione e dell’autoinformazione, come quello della presenza costante. Ma è necessaria sempre autocritica su questi impegni.
Occorre essere presenti per constatare quotidianamente quanto sia impegnativo riuscire a garantire servizi efficienti, soddisfare le tante giuste richieste dei cittadini, stare sempre al passo con i bandi ed, in un Comune in dissesto, con poco personale, fare i salti mortali per affrontare i mille problemi.
Spesso le scadenze si sono susseguite senza tregua e l’impegno a capofitto ha spinto ad accrescere il numero delle deliberazioni; le difficoltà burocratiche legate all’esiguità di personale hanno in qualche modo ridotto i tempi della serena comunicazione interpersonale, ma si è contato comunque sulla certezza della fiducia di tutti verso l’operato di ciascun membro della Giunta.
Qualcuno ha vissuto tutto ciò come trascuratezza ed esclusione nei suoi confronti, ed ha perso di vista l’obiettivo superiore di non perdere opportunità di rilancio e risultati da ottenere per San Lucido.
Amministrare non è cosa semplice. Specialmente quando ci si trova a governare una cittadina come San Lucido in cui gravissime problematiche sono annose, sono state trascurate nel tempo per mancanza di guida reale e concreta, di amministrazioni durature e coscienti, ultimamente defilate e rinunciatarie, specialmente in un periodo come quello pandemico in cui non c’è stato nessun riferimento istituzionale.
Fin dal primo giorno dell’Amministrazione De Tommaso, ci siamo rimboccati le maniche, tutti, ognuno nel proprio ruolo. Volevamo che il nostro programma elettorale, quello di portare San Lucido al livello che meritava in ogni campo, si realizzasse al più presto. Questa finalità e non altre ci ha spinto ad un’attività frenetica ed assoluta che mai c’era stata prima.
Un amministratore non è più solo se stesso, ma è il rappresentante di una cittadinanza intera alla quale garantire risultati, ed anche la capacità di porsi con umiltà di fronte ai problemi umani e politici che possono sorgere per il fine superiore di assolvere agli impegni presi fino al termine del mandato.
Sarebbe bastato avere maggiore consapevolezza del proprio ruolo per riuscire a superare l’orgoglio o il rancore e accettare la mano tesa dal sindaco, che, come da documento pubblicato, prendeva impegni per una maggiore attenzione ad incontri ed a condivisione e mostrava ogni genere di apertura al dialogo.
Un amministratore realmente cosciente del proprio alto ruolo rappresentativo non avrebbe fatto pagare le proprie insoddisfazioni personali e le proprie visioni negative ad un’intera comunità, per la quale si prospetta uno stallo che lascerà ancora a lungo insoluti i tanti problemi ed impedirà quel rilancio che avevamo iniziato a promuovere”. È il commento di Floriana Chiappetta.

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