La recente sentenza della Corte dei Conti ha scatenato a Belvedere Marittimpo un vero e proprio putiferio politico, trasformandosi nell’occasione perfetta per assistere al repentino “risveglio” di molte forze di opposizione che ora compattamente scagliano i propri fendenti sull’annosa e complessa questione del dissesto finanziario. Senza voler entrare nel merito di una sentenza giuridica abbastanza complessa, il rischio, per i Belvederesi, è che questo venga strumentalizzato ad arte per concentrare il fuoco incrociato dei vari schieramenti verso un unico comune denominatore e bersaglio politico, individuato nella figura dell’attuale vicesindaco Francesca Impieri. Per comprendere appieno la dinamica dei fatti occorre tuttavia fare un passo indietro nel tempo e ricostruire lucidamente la genesi di una crisi che affonda le proprie radici in anni di scelte e di gestioni amministrative stratificate. Il dissesto fu infatti dichiarato nel 2019 dall’allora primo cittadino Vincenzo Cascini con il parere favorevole dell’intera sua maggioranza di governo, all’interno della quale figurava proprio Francesca Impieri, con l’unico elemento di rottura ed eccezione che fu rappresentato dal voto contrario dell’allora assessore Vincenzo Spinelli. Quel provvedimento così drastico non nacque certo dal nulla, ma fu l’inevitabile risultante delle gestioni amministrative passate e anche del lavoro condotto dagli uffici comunali e dalle passate strutture gestionali che si sono succedute nel corso degli anni. Oggi, in attesa delle comunicazioni e dei dati ufficiali da parte del Comune di Belvedere Marittimo, le notizie che trapelano fotografano una realtà ben diversa da quella raccontata dalle narrative di piazza: il debito legato al dissesto, che originariamente ammontava a circa 17 milioni di euro, risulterebbe infatti fortemente ridimensionato e ridotto a una cifra di circa 3 milioni di euro, un dettaglio contabile non trascurabile i cui risvolti esatti verranno chiariti non appena i numeri ufficiali saranno resi noti. Ciò nonostante, la spinta ad attaccare l’amministrazione non si arresta ed è proprio all’interno di questo quadro che emergerebbero alcune contraddizioni politiche chiamando in causa consiglieri come Filippo Perrone, Eugenio Greco e Giovanni Martucci. Si tratta senza ombra di dubbio di persone perbene e pulite oltre che di professionisti assolutamente rispettabili ma appare lecito porsi qualche interrogativo di natura strettamente politica sulla “coerenza” delle posizioni espresse. Come si può infatti firmare un documento d’attacco insieme al resto della minoranza ed ergersi a censori sul dissesto finanziario quando tutti e tre si sono candidati ed eletti proprio nelle liste a sostegno di Cascini? Lo stesso sindaco che l’8 giugno del 2022, nel pieno della campagna elettorale poi rivelatasi vincente, pubblicava un dettagliato video (foto) per difendere la scelta del dissesto smentendo categoricamente qualsiasi innalzamento delle tasse.

All’epoca delle elezioni la linea della futura amministrazione Cascini “piaceva” veniva condivisa ed avallata, mentre oggi lo stesso impianto viene improvvisamente rinnegato per muovere accuse frontali nonostante la riduzione del debito pubblico da 17 a 3 milioni di euro. Particolarmente singolare apparirebbe la posizione del consigliere Martucci, il quale per circa un anno e mezzo ha ricoperto l’incarico di delegato al bilancio dell’amministrazione Cascini svolgendo contemporaneamente il ruolo di presidente del Consiglio comunale, una posizione che gli avrebbe teoricamente consentito di verificare i numeri in sede di maggioranza, sede nella quale non risulterebbero sue prese di posizione pubbliche o contrarietà nei confronti di Francesca Impieri, riscoprendo la vena critica soltanto dopo il passaggio tra i banchi dell’opposizione. Se per Filippo Perrone si potrebbe cogliere l’attenuante di essere stato all’epoca uno senza alcuna presenza nel consiglio comunale, per Giovanni Martucci parla una storia fatta di militanza costante, così come per Eugenio Greco che nel 2019, quando il sindaco Cascini dichiarava il dissesto con l’appoggio di gran parte dei suoi, sedeva tra i banchi del Consiglio comunale proprio come consigliere di minoranza e avrebbe dunque avuto modo di conoscere la gravità del quadro finanziario dell’ente. Essere consapevoli dello stato dei conti e decidere comunque di candidarsi al fianco del sindaco uscente per poi cambiare registro a seconda della collocazione sui banchi dell’aula rischia di essere – senza offesa ed in attesa di smentita e chiarimenti – il sintomo di una dialettica politica che preferisce lo scontro ideologico e la ricerca del capro espiatorio alla ricostruzione serena e oggettiva dei fatti. Diversa e indubbiamente esente da responsabilità amministrative dirette è invece la posizione dei consiglieri Ugo Massimilla e Francesco Cauteruccio del gruppo Impegno Comune, i quali non hanno mai fatto parte di compagini di governo e non hanno avuto ruoli nella gestione della cosa pubblica. Impegno Comune si era peraltro proposto cavalcando da sempre una linea contraria alla dichiarazione del dissesto finanziario a Belvedere Marittimo, una proposta che tuttavia non bastò a convincere l’elettorato, premiando alla fine la compagine guidata dal dottor Cascini. Allo stesso modo non ha alcuna responsabilità amministrativa pregressa la Dott.ssa Emanuela Arnone, anch’essa seduta tra le fila dell’opposizione e firmataria del documento politico rivolto contro la collega di partito Francesca Impieri, ma la sua posizione solleverebbe, secondo alcuni osservatori, altre questioni di strategia politica: l’esponente, persona perbene e pulita, punta il dito contro il vicesindaco (certamente unica in carica insieme a Maria Rachele Filicetti) ma non spende una parola su Vincenzo Spinelli figura con cui condivide un percorso nel progetto politico Patto per la Città, mantenendo, inoltre, il silenzio davanti alle dinamiche interne al centrodestra locale di cui lei stessa fa parte come tesserata di Forza Italia, per quanto in aperto contrasto con la segreteria cittadina guidata da Marco Liporace. Senza accuse, e al solo fine di produrre ragionamenti politici pacati che stimolano la mente dei lettori di questo umile blog, sembrerebbe corretto affermare che intorno alla vicenda del dissesto si sta consumando anche un vero e proprio teatro, fatto di repentini cambi di idea, capovolgimenti tattici e strategie di opportunità politica dimenticando che le ripercussioni concrete sulla vita dei cittadini e sulle aliquote sono state gestite e ammortizzate senza determinare scenari catastrofici. Come ricordato dallo stesso sindaco Cascini, non ci sono state scene di lacrime e sangue né un crollo della qualità della vita a Belvedere Marittimo, dove i cantieri e i lavori pubblici continuano ad avanzare, gli eventi si realizzano regolarmente, i servizi sociali funzionano e la gestione ordinaria viene quotidianamente garantita, e le tasse, a dirla tutta, non aumentano, semmai diminuiscono. Si manifesta così un paradosso di fondo che non può passare inosservato: ci si indigna e si alzano barricate mediatiche soltanto adesso che la cifra del dissesto appare ormai fortemente ridotta, proprio a pochi mesi dalle elezioni comunali, quando invece sarebbe stato logico e opportuno sollevare un simile polverone e pretendere chiarezza negli anni passati (invece di allearsi con l’attuale sindaco) allorché sul futuro del Comune pesava un macigno finanziario ben più imponente da ben 17 milioni di euro. SORGE SPONTANEA UNA DOMANDA FINALE: Pur ammettendo e avallando la legittimità di tutte le posizioni e le battaglie politiche comprese quelle di Greco, Martucci e di tutti gli altri componenti della minoranza consiliare ed extraconsiliare, c’è una domanda cruciale che sorge spontanea e che va rivolta a tutti i gruppi di opposizione di Belvedere Marittimo sperando di avere una risposta articolata e priva di offese: alla luce di questa dura e intransigente presa di posizione sul dissesto finanziario dell’ente, questo rigoroso metro di giudizio varrà esclusivamente per Francesca Impieri o diventerà una regola valida per tutti? Nella prossima campagna elettorale il nemico comune continuerà a essere soltanto il vicesindaco o nelle liste che vedranno coinvolti i vari gruppi (e non necessariamente con le candidature dirette dei soggetti attuali, ma magari attraverso loro delfini politici, dato che a Belvedere la politica e le sue dinamiche si conoscono bene) troveranno ancora spazio o meno le persone e i gruppi coinvolti nella stagione del dissesto e richiamati dalla sentenza della Corte dei Conti? In parole povere, questi soggetti verranno “esclusi” dalle coalizioni oppure oggi si grida allo scandalo attaccando Francesca Impieri per poi ricandidare domani gli altri protagonisti di quella stagione pur di recuperare voti e preferenze? Su questo interrogativo fondamentale la cittadinanza attende ora una risposta chiara.

PER COMPLETEZZA DI INFORMAZIONE, RIPORTIAMO LA NOTA STAMPA DELLA MINORANZA CONSILIARE DEL COMUNE DI BELVEDERE MARITTIMO.

«La sentenza n. 322/2026 della Corte dei conti, che ha confermato la responsabilità dell’assessore e vicesindaco Francesca Impieri nella vicenda del dissesto finanziario del Comune di Belvedere Marittimo, impone una riflessione che va oltre il piano giudiziario e chiama in causa le responsabilità politiche e istituzionali di chi ha amministrato e di chi oggi governa la città, ma soprattutto le conseguenze di quel dissesto che continuano a gravare sull’intera comunità.I consiglieri di minoranza, in un documento congiunto, ricostruiscono i passaggi della vicenda, sottolineando come la responsabilità dell’assessore e vicesindaco Francesca Impieri sia stata riconosciuta sia nel decreto sanzionatorio del novembre 2024 sia nella successiva sentenza collegiale del 2026, che ha rideterminato la sanzione pecuniaria senza escludere la responsabilità accertata.«Nessuno mette in discussione il diritto di appellarsi e di esercitare tutte le garanzie previste dall’ordinamento. Ma il diritto di difesa non può diventare uno strumento per minimizzare il significato di quanto già accertato dalla magistratura contabile».Nel documento viene affrontato anche il tema delle responsabilità degli amministratori, delle funzioni collegiali della Giunta e delle conseguenze che il dissesto ha prodotto sulla vita della comunità: dall’aumento di tributi e tariffe alle limitazioni nelle assunzioni, dalla riduzione della capacità di investimento dell’ente alle difficoltà incontrate da imprese e professionisti creditori del Comune.«Il dissesto non è una vicenda burocratica né una semplice questione di numeri. È una ferita ancora aperta, i cui effetti continuano a ricadere sui cittadini. Non possiamo accettare che venga raccontato come un evento privo di conseguenze».Da qui la questione politica e istituzionale rivolta direttamente al Sindaco, che ha conferito a Francesca Impieri gli incarichi di assessore e vicesindaco.«Chiediamo al Sindaco se ritenga compatibile con il dovere di disciplina e onore sancito dall’articolo 54 della Costituzione la permanenza in Giunta di un amministratore la cui responsabilità è stata confermata dalla Corte dei conti. Chiediamo una presa di posizione chiara, senza nascondersi dietro la possibilità di un eventuale appello».I consiglieri richiamano inoltre il potere del Sindaco, previsto dall’articolo 46 del TUEL, di revocare gli assessori, chiedendo che venga valutata anche l’opportunità di un passo indietro o della revoca delle deleghe.«Belvedere ha bisogno di verità, consapevolezza e discontinuità. Le responsabilità giuridiche seguiranno il loro percorso, ma quelle politiche e istituzionali non possono essere rinviate a tempo indeterminato. Anche il silenzio del Sindaco, in una vicenda così grave, sarebbe una scelta politica».I Consiglieri di Minoranza Emanuela Arnone – Francesco Cauteruccio – Ugo Massimilla – Eugenio Greco – Giovanni Martucci – Filippo Perrone»

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