Una testimonianza, che arriva direttamente dal Tirreno Cosentino, precisamente da Cetraro.

Eugenio Galliano, è il titolare del ristorante, pizzeria “Agape”, ed ha trovato il coraggio di “urlare” attraverso i social, quanto sta passando sulla propria pelle, da mesi, tra chiusure (Necessarie) lavori per la messa in sicurezza, e la nuova limitazione disposta dal DPCM del Governo Conte.

Innanzitutto “Non chiudo affatto la mia attività” Precisa il giovane imprenditore locale, che prosegue “Perché chiudere i ristoranti? Per non creare assembramenti? Se ho il coprifuoco alle 24:00 non vado al ristorante ma comunque posso stare in giro dalle 18 alle 24? Credo sia pura follia. Stanno distruggendo l’economia di un paese intero, le manifestazioni si susseguono in tutte le città d’Italia, non possiamo vivere in questo stato di angoscia, ansia e paura. Ci hanno fatto spendere migliaia di euro per adeguare i nostri ristoranti, anche noi andiamo a lavorare con l’ansia e l’angoscia ma ci serve per vivere. È importante ridurre il rischio del contagio, abbassare la curva ma bisogna trovare una soluzione valida senza distruggere intere categorie pensando, che siano il male di una nazione. Continuando così forse ci salveremo dal covid, ma dopo cosa faremo? Sembra che il virus circoli solo in ristoranti, palestre ecc.

in Cina ci sono riusciti con delle app obbligatorie che tracciavano ogni minimo spostamento, in modo da avere sempre contezza di dove una persona andava, dove si trovava e risalire ad eventuali contatti”

Dopo lo sfogo comprensibile, l’attenzione si sposta sulla programmazione dell’Agape nei prossimi 30 giorni.

“Ora apriremo a pranzo, forse d’asporto la sera dopo le 18:00 ma viviamo in piccoli paesini dove purtroppo non si vive molto di ristoranti nelle ore diurne. Durante la settimana nei periodi invernali molte volte facevamo pochissimi coperti, proprio perché nelle nostre zone si sceglie il ristoranti di più nel fine settimana. Dopo marzo sembrava le cose stessero andando meglio fino a quando non è stato di nuovo messo in allarme il paese. Siamo passati dalla sala piena a 10 coperti, poi 5. Fino a quando non è arrivata la stangata della chiusura alle 18:00. Vedremo come cercare di andare avanti. Di sicuro non demordiamo, cercando sempre la massima tutela, anche se nessuno è immune da questo brutto virus, ma bisogna anche pensare che fra un mese nessuno di noi potrebbe più avere come rimettere in piedi le nostre attività. Un ristorante è fatto di programmazione, ma dopo marzo abbiamo iniziato a vivere alla giornata. Però se oggi mando via dieci dipendenti, lo stato a questi dipendenti che tutela da? Qualche spicciolo? Noi vogliamo lavorare, obbligateci a far entrare dieci coperti a sera ma fateci lavorare. Molti, come me, passano nel proprio locale intere giornate, rinunciando a famiglia, fidanzate, uscite con gli amici per inseguire una passione. Voi ci state privando di tutto dal lavoro alla dignità. Spero che tutto questo posso risolversi per il meglio e che contagi, ricoveri e decessi possano azzerarsi il prima possibile, e se credessi che i ristoranti possano essere mezzo di diffusione del virus non esiterei a dire chiudiamo tutto, ma i ristoranti sono luoghi puliti, igienizzati, sanificati. Di sicuro non si può escludere che oggi o domani in un ristorante possa avvenire un contagio ma potrà avvenire in un centro commerciale, in un supermercato, per strada, ecc ecc. Nessuno è immune, tutti purtroppo dobbiamo fare il possibile per tutelare noi stessi e gli altri”.

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