Paola, le bare dei defunti per i corridoi dell’Ospedale San Francesco

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Di Gianluca Sarpa (P.C.I.)

Care concittadine e concittadini, per capire che la sanità calabrese ha raschiato il fondo del barile non ci vuole certo la sfera di cristallo, ma ciò che succede all’Ospedale Civile San Francesco di Paola (CS) ha dell’incredibile. 

Stiamo parlando dell’obitorio del nosocomio cittadino, chi si è recato per un triste saluto, sa di cosa stiamo parlando, insetti di qualunque natura e specie che vagano per le salette ed i corridoi dell’obitorio, tubi e fili elettrici che sbucano dal pavimento in quella che dovrebbe essere la sala di preparazione all’esposizione funebre del defunto che a volte viene adibita proprio a sala di esposizione, vista l’incapienza, l’inadeguatezza e le carenze organizzative e strutturali, di un reparto dimenticato per quanto delicato, la salma esige rispetto ed i suoi parenti esigono rispetto, in tali situazioni è necessaria una commistione di legge e buon senso.

Un’azienda cittadina che opera da ormai quasi un secolo nel settore ha voluto rilasciare delle pubbliche dichiarazioni allo scopo di denunciare pubblicamente le condizioni nel quale tutti gli esperti del settore sono costretti ad operare per rendere quel che è un servizio che per sua natura richiede professionalità e rispetto, da chi svolge un servizio privato come la medesima azienda, e di chi in virtù di pubblica investitura o concorso riveste un ruolo istituzionale.

Il contenuto integrale delle dichiarazioni che di seguito riportiamo:
Leggenda
TOF (Titolare Onoranze Funebri)
D (Domanda)

T.O.F. : Prima di iniziare questa intervista volevo presentare me e la mia azienda, mi chiamo Lorenzo De Luca ho 26 anni e sono il legale rappresentante della società NICOLINO DE LUCA SERVIZI FUNEBRI, pur essendo giovane rappresento l’azienda che ha radici solide e che guarda al futuro, radici solide poiché esercita quest’attività dal 1929 anno della sua fondazione, il mio bisnonno insieme a mio nonno prima, mio padre dopo e adesso io ed i miei fratelli portiamo avanti quest’attività con grande voglia di fare e spirito di sacrificio.

D: Perché rilasciare delle dichiarazioni pubbliche? qual è il problema che intende portare all’attenzione dei suoi concittadini e dell’utenza del nosocomio cittadino?

TOF: Il vero problema è che il problema non è unico, mi scusi il giro di parole, ma si tratta di un insieme di problemi, primo fra tutti, è lo stato di degrado in cui versa l’ospedale di Paola, mentre le pagine dei giornali affollano di liti anche politiche sullo stato degli ambienti e dei servizi per i pazienti in vita, nessuno si occupa dello stato di degrado in cui versa il reparto che ha una funzione delicata, quella dell’estremo saluto ad un prossimo congiunto, e che per tale ragione merita dignità e rispetto da tutte le parti in gioco.

D: Lei ha parlato di stato di degrado dell’obitorio, che è già di per sé un’affermazione grave, nel contenuto certo, non nel linguaggio, ma a cosa si riferisce esattamente?

TOF: Siamo nel 2019 ma varcando la soglia dell’obitorio, – ed io per fortuna lo posso fare in quanto normodotato- manca lo scivolo per disabili le lascio immaginare se vi sono i servizi igienici dedicati, sembra di entrare in un vecchio scantinato, manca una sala adeguata (es. tavolo in metallo per effettuare la vestizione che era presente a Paola ed è stato trasferito al nosocomio di Cetraro) per la preparazione della salma all’esposizione.
Nella sala adibita attualmente a tale funzione, non esiste un tavolo da lavoro ma viene adibito a tale funzione il letto del reparto ove il defunto era ricoverato, vi sono dei fili di corrente scoperti e dei tubi metallici che fuoriescono dal pavimento e dobbiamo aver cura di non inciamparci mentre lavoriamo, i condizionatori d’aria non sempre funzionano ed i comandi per metterli in funzione spesso sono fuori uso, dai pozzi di recupero delle acque provengono odori nauseabondi, probabilmente dettati dalla formazione di acqua ristagnante, che raccoglie  diverse tipologie d’insetti nelle sale di esposizione delle salme anche nei periodi più freddi (zanzare ed altro).


Dalle pareti delle salette adibite a sale del commiato vi sono delle preoccupanti macchie d’infiltrazione d’acqua e talvolta sul pavimento troviamo riverse diverse pozzanghere d’acqua.
I servizi igienici a volte sono un lusso per soli uomini e con una buona capacità motoria in quanto a volte la porta non si chiude, infine, ma è solo una citazione parziale delle problematiche, occorre precisare che la vestizione delle salme non spetta all’azienda che si occupa del servizio funebre ma spetta agli operatori ospedalieri, ma vi è carenza strutturale, organizzativa, di personale e di formazione del medesimo.

D: Uno scenario al quanto inquietante è quello da lei descritto, e di cui mio malgrado sono stato testimone qualche tempo fa quando mi sono recato per un triste saluto, ma secondo lei perché l’obitorio non rispetta le leggi in materia?

TOF: A mio avviso, tralasciando le carenze organizzative e strutturali diffuse a livello sanitario regionale, la violazione più grave e che chiunque si sia recato in quel reparto avrà sicuramente notato è l’esistenza di un orario d’accesso e di chiusura del reparto stesso.
La gravità del fatto risiede nella implicita violazione del principio di rispetto del periodo di osservazione, mi spiego meglio, la legge impone un “periodo di osservazione” della salma di 24 ore, poiché è successo che pazienti affetti da gravi patologie erano stati dichiarati deceduti ed invece si trattava di una morte apparente, la stessa legge impone dunque tale periodo per non ostacolare manifestazioni di vita, ora mi chiedo, se il reparto dopo le 20.00 viene chiuso, chi monitora l’eventuale manifestazione di vita? Chi presta l’eventuale e necessario soccorso? Semplice, nessuno. 
La disposizione che ritengo esser sistematicamente violata è il comma 2 dell’art.12 del D.P.R. 285 del 10 settembre 1990, una norma che è più vecchia di me di 3 anni, per nulla al passo con le mutate esigenze del costume e della società.

D: La sua azienda da circa 4 anni fornisce un servizio di casa del funerale, è stata una grande innovazione quanto una grande scommessa, può essere un supporto ed anche una valida alternativa alla carenza ed al degrado del servizio pubblico?

TOF: E’ stata un’innovazione ed una grande sfida, come le dicevo la mia azienda ha solide radici ma guarda al futuro del servizio, abbiamo dovuto affrontare non pochi ostacoli di natura burocratica. Abbiamo cercato di dare dignità a tutte quelle famiglie che hanno un’abitazione non adatta all’allestimento di una camera mortuaria, abbiamo restituito rispetto ad un momento delicato come quello dell’estremo saluto ad un caro congiunto, riusciamo a garantire elevati standard qualitativi, chi ha usufruito del servizio generalmente ci consiglia ad altri, il nostro è un settore che per forza di cose non può usufruire di pubblicità, ma per noi la nostra pubblicità è la qualità del nostro lavoro e del servizio che rendiamo.
Quando la persona muore a casa o in altro luogo non abbiamo alcun tipo di problema, ma se muore presso il locale nosocomio spuntano i problemi.
Avverto una certa ostilità nei confronti della mia azienda, a prescindere, da parte del Direttore Sanitario che sistematicamente si rifiuta di autorizzare il trasferimento della salma su esplicita richiesta dei parenti del defunto.

D: Mi faccia capire bene, dunque l’ostacolo burocratico sarebbe il periodo d’osservazione (24 ore) che però non è rispettato proprio dall’ospedale?

TOF: Analisi precisa e sintetica. Prima che me lo chieda, ho già dato mandato ai miei legali affinché sia verificata la possibilità di un’azione nelle sedi opportune per garantire il rispetto della legge anche a garanzia e tutela della mia azienda.

D: Vi sono stati episodi che in altre zone d’Italia avrebbero conquistato le prime pagine di tutti i giornali e telegiornali nazionali?

TOF: Le racconto un fatto che si è verificato qualche settimana fa, a causa dell’incapienza dell’obitorio dell’ospedale di Paola, non avendo l’autorizzazione del Direttore Sanitario al trasporto della salma presso la nostra casa del funerale, abbiamo dovuto trasferire il feretro e la camera ardente nella cappella del reparto di medicina, non le nascondo il nostro imbarazzo nel transitare con la bara per i reparti dell’ospedale e lo sgomento dei degenti che hanno dovuto assistere loro malgrado a questa scena di fantozziana memoria.

D: Crede che essere un po’ i monopolisti, dato che solo la sua azienda attualmente è in grado di fornire il servizio di casa funeraria possa implicare qualcosa?

TOF: Sicuramente la cattiva concorrenza che ho, ha portato a restringere la portata delle autorizzazioni concesse alla mia, spero che chi di dovere si ravveda presto.

D: Vuole rivolgere un appello ai cittadini ed alle istituzioni?

TOF: Mi rivolgo a tutta la comunità paolana, alla quale chiedo la massima comprensione e tutto il sostegno necessario, la battaglia di legalità, non è un baluardo di cui solo la mia azienda deve essere portatore, la dignità ed il rispetto dei defunti e dell’ultimo saluto è un valore che la società tutta si deve fare portatore, non si esaurisce certo in questo sfogo, forse il servizio di casa funeraria è all’avanguardia rispetto alla mentalità di alcuni retrogradi ma le assicuro che ricevo molte manifestazioni di vicinanza e sostegno.
Alle istituzioni chiedo la massima sorveglianza e l’ascolto dovuto.
Un accorato appello lo rivolgo al Sindaco della città di San Francesco nella sua qualità di massima autorità in materia sanitaria, nella fattispecie del trasporto funebre, il quale facendo appello al D.P.R. 285/1990 potrebbe risolvere la diatriba autorizzando il trasporto per inadeguatezza dell’ambiente di veglia, e dal quale la cittadinanza si attende un serio e concreto riscontro.

D: Vuole aggiungere altro?
TOF: Ringrazio Lei per il tempo a me dedicato e a tutti coloro che si renderanno edòtti della situazione.

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