Di Antonello Troya

Era l’estate del 2018, esattamente il 22 agosto intorno alle 3 del mattino, quando un grave fatto di cronaca insanguinò l’estate di Diamante. Un incontro casuale sul ponte del Corvino. Una frase di troppo: “Tagliati i capelli ricchione”, qualche spinta e qualche parola di troppo ed ecco che spuntano i coltelli. Colpito prima l’amico, R.C., poi la scelta di vendicarsi come risposta. A finire ucciso quella notte Francesco Augieri corso in difesa dell’onorabilità dell’amico all’epoca 37enne. A sferrare il colpo un napoletano, anche lui giovane, Francesco Schiattarelli. Tra le coltellate inferte all’addome, al torace, al collo e alla spalla, quella a determinarne la morte è stata quella inferta nella parte superiore del corpo. Almeno così venne fuori dall’autopsia.

Schiattarelli dopo il fatto scappò a Napoli, aiutato dal padre che temeva ritorsioni. La logica volle che andò a costituirsi al carcere di Secondigliano a Napoli tra il 26 e il 27 agosto 2018 e da allora è rimasto sottoposto alla misura carceraria ininterrotta.

Ieri la corte d’appello di Catanzaro ha condannato Schiattarelli a 18 anni di carcere. In primo grado era stato comminata per lui la condanna a sedici anni.

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