Nella casa lametina del magistrato Marco Petrini avrebbero portato casse di pesce fresco, bottiglie di champagne e regalìe di vario genere pur di assicurarsi il suo intervento nei procedimenti giudiziari in corso. E’ questo solo uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Salerno Giovanna Pacifico a carico del giudice Marco Petrini, presidente di sezione alla Corte di Assise di Appello di Catanzaro e presidente della commissione provinciale tributaria, e di Emilio Santoro detto Mario, medico in pensione e dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza; Luigi Falzetta; Giuseppe Tursi Prato, ex consigliere regionale; l’avvocato del foro di Locri Francesco Saraco; Vincenzo Arcuri; Giuseppe Caligiuri. Agli arresti domiciliari è finita l’avvocato catanzarese Maria Tassone detta Marzia. Tutti sono indagati per corruzione in atti giudiziari e, per alcuni di essi, e’ stata contestata l’aggravante del metodo mafioso. 

Il magistrato avrebbe ottenuto consistenti somme di denaro, oggetti preziosi, prestazioni sessuali, in cambio di processi penali, civili e tributari favorevoli agli stessi indagati o a persone a loro legate. In alcuni casi, i militari della guardia di finanza sono riusciti anche a riprendere il magistrato mentre apriva le buste piene di denaro, nel suo ufficio della Corte d’appello che è stato perquisito stamane durante l’operazione insieme a diversi altri uffici e abitazioni riconducibili agli indagati. Nelle intercettazioni anche la consegna di doni direttamente a casa del magistrato, che per i periodi di festa avrebbe potuto contare su regali come cassette di pesce e di altre derrate alimentari. Il giudice avrebbe permesso di ottenere assoluzioni o consistenti riduzioni di pena rispetto ai processi di primo grado, alterando anche provvedimenti di misure di prevenzione già definite in primo grado. Con il magistrato, figura centrale dell’indagine è quella del un medico in pensione ed ex dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. Sarebbe stato lui a “stipendiare” mensilmente il giudice per garantirsi i suoi favori, cercando anche nuove occasioni di corruzione attraverso i rapporti con persone che avevano avuto sentenze di primo grado sfavorevoli. Tra i processi finiti nell’indagine anche quello dell’ex consigliere regionale della Calabria, Giuseppe Tursi Prati, che avrebbe riottenuto il vitalizio nonostante una condanna definitiva nel 2004 a sei anni di reclusione con interdittiva perpetua dai pubblici uffici.

Emilio Santoro, che avrebbe avuto la funzione di intermediario, “consegnava al presidente Petrini una prima somma di denaro – scrive il Gip – per l’importo di 500 euro per l’interessamento di quest’ultimo finalizzato all’accoglimento del ricorso presentato da Giuseppe Tursi Prato”. 
“Il 17 ottobre Santoro e Luigi Falzetta incontravano nuovamente nei pressi della sede della Commissione Provinciale tributaria di Catanzaro Marco Petrini che, in quella occasione, prometteva di consegnare a Santoro (detto Mario) un documento prima del 2 novembre 2018, raccomandando massima riservatezza,aggiungendo le espressioni “Mario dì all’amico tuo che è amico mio che giorno 12 si fa” e ancora “lui la causa l’ha vinta al 1000 per 10002 e, nello stesso contesto, accettava in cambio della decisione favorevole sul ricorso di Tursi la promessa di una ulteriore utilità consistita in un soggiorno gratuito presso una struttura gestita dallo stesso Falzetta a Brusson in Valle d’Aosta”. 
Il giudice avrebbe anche favorito il superamento del concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato, in alcuni casi anche in cambio di alcune prestazioni sessuali.

Secondo il gip del Tribunale di Salerno Giovanna Pacifico, il magistrato avrebbe intrattenuto “relazioni sessuali abituali con un avvocato, omettendo di astenersi, avendone l’obbligo (…) dal comporre il Collegio giudicante nei ricorsi tributari – assegnati al suo collegio – nei quali il ricorrente parte privata era patrocinato dall’avvocato nell’adottare sentenze di accoglimento di ricorsi presentati dalla professionista”. Gli incontri sessuali – 16 ne sono citati tutti tra il 13 febbraio e il 21 giugno 2019 – sarebbero avvenuti secondo gli inquirenti negli uffici della Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro.
Le indagini hanno evidenziato la condizione economica precaria del giudice Petrini, sempre alla ricerca di nuove somme di denaro per mantenere l’elevato tenore di vita a cui era abituato. A casa del giudice sono stati sequestrati 7.000 euro in banconote contenute in una busta. L’indagine è stata condotta dalla guardia di finanza di Crotone e dallo Scico ed ha permesso di definire l’atteggiamento del presidente di Sezione della Corte d’appello di Catanzaro e presidente della Commissione provinciale tributaria come quello legato ad una “sistematica attività corruttiva”.

Giulia Veltri

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