Sanitá mafiosa in Calabria, La compagna di Consolato Campolo “Non si fidava di nessuno, temeva ripercurssioni”

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“Reggio Calabria è una repubblica a se, ognuno fa il ca..o che gli pare, qui la Ndrangheta non è solo quella che spara, ma quella che mangia ai piani alti, che mette i suoi uomini nella sanitá e intercetta fondi pubblici, se ti metti contro di loro muori”

Erano queste le rivelazioni di un “Pentito” del sistema Asp di Reggio Calabria, ex manager di quell’azienda sanitaria oggi sciolta per infiltrazione mafiosa.

La Iena Gaetano Pecoraro era stata avvertita e probabilmente “Quel signore” non aveva esagerato per nulla, pesando anzi le parole.

Le Iene hanno riaperto i riflettori sulla morte sospetta di Consolato Campolo, uomo di stato, messo a capo di una Task-Force governativa che doveva mettere la parola “Fine” agli sprechi della sanitá Reggina.

Un compito arduo, dato che da contrastare vi era la collusione tra lalsanitá dei colletti bianchi e la Ndrangheta.

Un giro d’affari da milioni e milioni di Euro messo in piedi meticolosamente dai due poli malavitosi tra i silenzi delle istituzioni.

Consolato Campolo aveva iniziato a mettere i bastoni tra le ruote alla Ndrangheta, quando una sera, dopo una cena fuori, è morto, ufficialmente per un’arresto cardiaco.

La Iena Gaetano Pecoraro ha intervistato la compagna di Consolato, all’epoca della mission impossible, costata la vita al suo amato uomo.

“Consolato non aveva paura, anzi, era consapevole di poter subire forti intimidazioni, ma era un uomo di stato ed era fiero del lavoro che stava svolgendo…. Veniva a casa e mi diceva… “Oggi ho fatto risparmiare ai calabresi due milioni di euro…. Aveva subito qualche minaccia, qualche tizio… Era entrato nel suo ufficio, minacciandolo di non andare troppo affondo nel suo lavoro…”

 

Lo scenario emerso dalla versione dell’ex compagno del manager defunto è inquietante.

” … Consolato non si fidava di nessuno, nemmeno dell’Asp, nemmeno dei medici dell’ospedale, aveva una stanza piccola nascosta e tutte le carte le portava direttamente in Procura… Aveva capito di essere solo..”

 

 

Poi la sua morte.

“Dubitava di tutto e di tutti, evitava persino di prendere un caffè al bar, stranamente quella sera cenò fuori. Venne a casa lamentando mal di testa e dolori al petto… Scappammo all’Ospedale, l’ho visto star male… Vomitare nero…. Poi sembrava stare meglio… Voleva tornare a casa… Qualcosa non andava… Inizialmente non ero stata fatta entrare nel pronto soccorso, poi dopo una mezz’ora era seduto sulla sedia, quando ha gettato la testa indietro ed è morto…. Mi hanno sbattuta fuori… Alle due di notte mi dicono “È morto d’infarto”

Mio marito non soffriva di cuore, ha vomitato nero, come se fosse stato avvelenato…. Ma soprattutto nella cartella clinica del mio compagno non si trova il tracciato dell’Elettrocardiogramma”

Nessuno ha inoltre, disposto ed effettuato autopsia, nemmeno esame tossicologico.

Troppe incongruenze, troppe stranezze.

Stai a vedere che Consolato è stato ammazzato, perchè voleva mettere le cose apposto, perchè stava contrastando la Ndrangheta, solo, contro tutti.

E dalla sua morte, nessuno ha preso il suo posto.

…. Continua…..

 

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