Sanità depressa in Calabria, quegli sprechi all’ospedale di Praia a Mare

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Le denunce di casi di malasanità sono all’ordine del giorno in Calabria. A situazioni difficili da commentare con persone che si vedono addirittura privata la vita, vanno aggiunte le carenze infrastrutturali e disservizi di vario genere.
In questo caso specifico la casistica, però, ha veramente del grottesco. Il riferimento è alla questione dell’Ospedale di Praia a Mare, sulla costa tirrenica cosentina, dove è presente una macchina per la risonanza magnetica che, però, è inutilizzata da quasi tre anni. La presenza del macchinario, utile per effettuare esami diagnostici più approfonditi, ma la sua mancata messa in funzione rende il tutto a dir poco paradossale.
Della questione se ne stanno occupando, fin dagli albori, Orlandino Greco e Serena Carrozzino, rispettivamente fondatore e attivista dell’Italia Del Meridione. In particolare, la già consigliere comunale di Castrovillari e futura candidata a sindaco IDM, racconta l’esperienza raccapricciante che ha colpito la propria famiglia e fatto luce sulla vicenda. Con l’angoscia ancora nel cuore e la voce tremante, la Carrozzino parla senza remore di quando, a seguito di un malore del padre, portatolo all’Ospedale di Praia, si scoprì che la macchina non era in funzione.
Per quanto riguarda il consigliere regionale Greco, invece, si è già mosso fattivamente con “l’interrogazione n. 505 del 17/09/2019sul caso di malasanità avvenuto in data 10 settembre 2019 presso l’Ospedale di Praia a Mare”, indirizzata al presidente della giunta regionale. Nella premessa, si è fatto anche ulteriore chiarezza su quanto accaduto: – all’Ospedale di Praia a Mare (CS) è presente un Pronto soccorso

  • in data 10 settembre 2019, per quanto si apprende dalla stampa, un uomo di anni 68 è stato dapprima ricoverato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Praia a Mare e subito dimesso con diagnosi (successivamente rivelatasi errata) “sindrome vertiginosa”;
  • successivamente l’uomo, ancora in stato confusionale, si è recato anche presso l’Ospedale di Lagonegro dove è stato tenuto soltanto in osservazione con diagnosi “sospetta vasculopatia cerebrale acuta”, ossia sospette alterazioni a carattere occlusive e trombotico a livello vascolare;
  • l’indomani è stato trasferito presso l’Ospedale di Cosenza dove, finalmente, a seguito di approfonditi accertamenti, è emerso che l’uomo è stato colpito da “trombosi cerebrale con infarto cerebrale” (Ictus), ormai con danni irreversibili a distanza di oltre 24 ore dal primo ricovero presso il PS di Praia a Mare;
    Considerato che: – presso l’Ospedale di Praia a Mare è presente anche un apparecchiatura risonanza magnetica (Tesla 1.5 di ultima generazione) costata oltre 400 mila euro che, molto probabilmente, avrebbe potuto diagnosticare in tempo l’ictus (che sarebbe stato ben visibile con la strumentazione se funzionante), ma tale apparecchiatura giace in una stanza della struttura praiese da due anni e mezzo senza che sia mai entrata in funzione;
  • tale situazione ha esposto la Sanità della Regione Calabria ad un ennesimo caso di malasanità, che probabilmente si sarebbe potuto evitare salvando una vita umana.
    La domanda principale contenuta nel documento riguarda il capire di chi siano le responsabilità della mancata messa in funzione dell’apparecchio e nello specifico chiedersi se ne esistono anche, eventualmente, di natura medica.
    La risposta dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza fu positiva, con tanto di promessa di mettere in funzione i macchinari per la risonanza magnetica e per la tac entro novembre. Era stato già segnalato, addirittura, il medico che passando da Cetraro a Praia avrebbe dovuto occuparsi del funzionamento. Ad oggi, però, tutto tace e la stanza dove giacciono tali strumentazioni resta silenziosa.
    C’è da scommetterci, vista la tenacia e voglia di giustizia dei due e in generale di tutto l’IDM che si continuerà a seguire la vicenda, in primis per il bene dei cittadini.

Italia del Meridione

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