Paola, i creditori bussano ma il comune è in crisi

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Di Francesco Maria Storino

Il comune è nuovamente in crisi. Mancano liquidità per far fronte all’esercito di creditori. Una situazione che con il passare del tempo si sta facendo difficile. Anche se si è chiusa la gestione della liquidazione del dissesto nello scorso mese di aprile, secondo l’amministrazione comunale non può dirsi conclusa la fase del dissesto in quanto numerose sono le controversie in atto. Ci sono da affrontare le posizioni di quei creditori che non avendo accettato la proposta transattiva dell’organismo di liquidazione (al 50 per cento) ora si rivolgono direttamente all’ente anche giudizialmente per la soddisfazione del credito vantato e non ancora pagato. Sussiste inoltre la necessità di provvedere alle spese derivanti da sentenze emesse dopo la chiusura del dissesto ma relativi ad atti e fatti di gestione riconducibili alla fase di default e che vedono l’Osl (oggi il comune) soccombente con conseguente condanna anche alle spese legali.
La giunta non lesina critiche all’organismo di liquidazione. Nella chiusura del dissesto manca il fondo cassa dell’ente al 31 dicembre 2011 pari a circa un milione di euro ma riversato sul conto di tesoreria dell’Osl nel minor importo di 360mila euro. La differenza dove è finita? È quanto si chiede l’amministrazione che sottolinea come non sia mai stata versata sul conto di tesoreria dell’organismo di liquidazione. «Tale differenza cospicua ha inciso negativamente sulle scelte compiute dall’organismo in quanto sono state chieste anticipazioni che non sarebbero state necessarie».


Si avvicina un dissesto bis? Non è da escludere in quanto entro fine luglio ci sarà da approvare l’assetambrto di bilancio. E la richiesta della giunta al Ministero dell’interno di poter utilizzare le somme trattenute dall’osl per circa 8milioni e 500mila euro dovrà essere approvata. Il tempo a disposizione non è molto.
Ma l’ente cosa ha fatto in questi due anni? Le spese ci sono state anche, e non di poco conto. Anche se importanti sono stati gli “aggiustamenti” a taluni capitoli relativi alle prestazioni di ditte che operano per conto del comune. Sono state sufficienti? Forse no.

Perché i debiti fuori bilancio, per un ammontare, almeno quelli certificati, di 3 milioni e 200 mila euro, sono un problema. E proprio per tale motivo che l’azione di risanamento potrebbe essere vanificata dall’impossibilità di reperire la copertura contabile ai predetti debiti, così come difficile sarà superare la crisi di liquidità esistente.
Non si dimentichi che la giunta ha anche adito al Tar innanzitutto per impugnare la delibera del ministero del piano di estinzione delle passività, quindi contro le delibere con le quali l’organismo di liquidazione chiude il dissesto poiché mancherebbe un milione di euro per crediti vantati da professionisti locali che secondo l’amministrazione andava riconosciuto.


Al di là delle costroverise si sta andando verso un dissesto bis? Non è nemmeno improbabile.

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