Se si dovessero elencare le cose che non vanno bene del territorio faremmo notte, e credo arriveremmo anche fino all’aurora, che giova chiamare con l’idioma marinaro “prima arba”. Oltre alle tante per colpe autoctone ve n’è una, da tanto tempo e in misura disgustosa, non determinata da inadempienze cittadine, ma cagionata da improprie e scellerate azioni esterne, da interventi di ordine superiore a quelli comunali. Che siano state entità provinciali, regionali, statali poco cambia, la sciagurata tecnica realizzativa è emersa a distanza.
Si sta parlando dei pini piantati vari decenni fa lungo in lato ovest della SS18. Ben oltre un km dalla scuola “Manzoni” verso sud, se ne contano oltre quattro decine. Come alberi sono davvero belli ad osservarli allineati in profondità. Scorrendo in auto si ha la sensazione della presenza del verde.
Ma se quel tratto di SS18 lo fai a piedi, anche in bicicletta, emerge uno spettacolo di massima indecenza, di penalizzante antiestetica urbana. Certamente si potrà dire che ben altri dolori pungono in città, ma anche questi spaccati hanno il loro peso. Considerando quanta gente si ferma ai semafori accanto a quelle brutture è un continuo messaggio negativo per Amantea.
Ma ritornando agli alberi, a quando sono stati piantati. Ci saranno state, ovviamente, maestranze esperte, tecnici di coordinamento, figure di controllo. Ma com’è stato possibile posizionarle in quel modo? Com’è stato possibile circuire il giovane tronco con un piedistallo circolare in cemento dal diametro di 50 cm sapendo che ad albero adulto il diametro del tronco sarebbe diventato di un metro?
Questa ricorrente superficialità, spesso malafede, tanto presente nella realizzazione e manutenzione di opere pubbliche, è un elemento che contribuisce al degrado complessivo del territorio nazionale, ponte di Genova docet.


Antonio Cima 26-05-2020 Webiamo.it che ringraziamo

foto webiamo.it

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