GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LE MINE ANTIUOMO TRA IPOCRISIE ED INTERESSI ECONOMICI

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Di Settimio Alò

Domani 4 aprile, sarà la giornata internazionale contro le mine antiuomo. Olocausto, ambiente, smog, autismo, distrofia, sicurezza stradale, sicurezza scolastica, tutti argomenti e situazioni che probabilmente non debelleremo mai, o situazioni passate storicamente ormai irreversibili; situazioni per le quali ognuno di noi ha la propria teoria, ha il proprio rimedio, ha il suo progetto risolutivo da proporre. Eppure ad altre situazioni, tanto drammatiche, quanto certamente più risolvibili, non viene concesso lo stesso spazio, lo stesso format televisivo, gli stessi echi, gli stessi o palloncini per strade e piazze. Mine antiuomo baluardo insormontabile dell’economia mondiale, mine antiuomo tra i baluardi dell’economia tricolore (del resto come tutto il ramo bellico). Impossibile prescindere da un introito cosi cospicuo per le casse delle finanze nazionali, impossibile immaginare che mitra, bombe, pistole, mine non vengano esportate e vendute, non solo nei paesi più eleganti e progrediti dell’occidente, ma anche in paesi e continenti già compromessi, affamati e destabilizzati socialmente come politicamente: dal centro al sud America, all’Africa all’asia al medio oriente. Una assurda ed incompatibile vergogna mondiale, una prostrazione al dio denaro incondizionata, dal profumo di milioni di euro, a cui si contrappone un altro profumo, meno fragrante meno delicato, quello del sangue che scorre a fiume, delle mutilazioni, delle morti, delle lacrime versate da madri e padri inermi alle perdite dei loro figli dei loro cari. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione di questa giornata di dolre ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Nel mondo migliaia di persone – civili, soprattutto bambini che già hanno sofferto le tribolazioni della guerra e della povertà estrema – continuano a morire, o subire gravissime menomazioni, a causa di mine anti-uomo e ordigni bellici inesplosi. La Giornata mondiale indetta dalle Nazioni Unite dal 2005 e dedicata all’azione contro le mine, costituisce un appello rivolto all’opinione pubblica internazionale, alle istituzioni e alle espressioni delle società civili, per rilanciare l’obiettivo dell’effettivo azzeramento di queste armi subdole e spietate. Proibire le mine anti-uomo, rappresenta un’importante base di partenza per assicurare il rispetto dei diritti umani. Queste armi vili e bestiali puntano a togliere anche la speranza a chi cerca un futuro per sé e i propri cari oltre la guerra. L’umanità non può tollerarlo. Il nostro Paese continuerà a dare tutto il sostegno possibile agli organismi internazionali impegnati nei piani umanitari di sminamento e di riconsegna alle popolazioni dei territori violati dai minacciosi ordigni. In questa Giornata, rinnovo infine l’auspicio che il Parlamento italiano possa giungere a una nuova deliberazione legislativa, coerente con i principi costituzionali, per contrastare con efficacia anche il sostegno alle imprese produttrici di mine anti-persona e di munizioni a grappolo”.

Forse al presidente Mattarella, e ribadiamo il “forse”, sfugge, come sfuggiva a presidenti illustrissimi della Repubblica italiana che lo hanno preceduto, come sfuggiva e ancora oggi sfugge alle camere del parlamento, alle istituzioni, agli organi di competenza ed alle varie commissioni finanziarie, che l’Italia assieme ad altri Paesi è tra i principali produttori di armi e di mine, incassando centinaia di milioni di euro anche da quei paesi arabi, i cui conflitti non trovano più memoria da almeno un cinquantennio. Quegli stessi fratelli arabi, che imbanditi di mitra ed esplosivi, diramano “sereni” comunicati stampa minacciando a destra e a manca chiunque si dissoci da pensieri religiosi a loro non graditi. Un terzo delle vittime causate da mine anti uomo sono bambini, almeno 6 mila morti annui, come statistiche raccontano. Il presidente Mattarella ne sarà a conoscenza? Demagogia e perbenismo insopportabile, finta politica e finto cordoglio per vittime inconsapevoli di una tristissima ricchezza italiana. Se temi come immondizia o autismo toccano l’Italia direttamente e cortei e manifestazioni spontanee partono a grappoli, le mine appaiono come argomento distante ed alieno. Euro sporchi di sangue, bambini mutilati che imporrebbero silenzio assoluto e non ridicoli proclami. Quel silenzio che dovremmo ascoltare per primo dallo stesso Mattarella.

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