Cosenza corrotta, la bella vita dei figli di papá tra coca e libretta nei locali

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Della geniale intuizione proletaria oggi, paradossalmente, si sono appropriati proprio coloro i quali con disprezzo, dall’alto della loro nobiltà, assimilavano questa pratica alla miseria e alla povertà. La libretta, suo malgrado, veniva vista come uno spartiacque sociale. E marcava la differenza tra ricchi e poveri. Due mondi distanti che non dovevano avere contatti.

Chi l’avrebbe mai detto che la libretta, usata da onesti lavoratori sempre alla prese con i conti che non tornano nonostante fatica e sudore, e per questo denigrati da aristocratici fascisti, radical chic di origini nobili e intellettuali comunisti, alla fine sarebbe diventata l’unico strumento finanziario in loro possesso.

Una specie di vendetta proletaria che sta anche a significare una decadenza economica di chi, in maniera parassitaria, ha sempre vissuto di rendita.

Per avere una idea della diffusione oggi della libretta basta farsi un giro nei locali “in” della città, quelli frequentati dalla cosiddetta borghesia cosentina che, nonostante ara casa un tenanu sali ppi n’uavu fritto, ci tiene a farsi vedere in giro a brindare cura sciampagna. Per poi dire al titolare del pub, bar, locale, ristorante, signa ca pu passu. E molti imprenditori della movida cosentina, fidandosi della loro “bella presenza”, gli hanno concesso credito trovandosi alla fine con un pugno di mosche in mano. In una parola: vrusciati.

Se le librette potessero parlare, ci racconterebbero di conti che superano i 2000 euro fatti da personaggi cosentini che camminano con macchinoni e si atteggiano a politici, artisti, editori, avvocatoni, e radical chic. Che ogni fine settimana viaggiano tra resort e ville al mare, ma che di pagare i debiti proprio non ne vogliono sapere. E i proprietari dei locali vrusciati, spesso, visti i nomi altisonanti dei vrusciaturi, lasciano correre, per paura di ritorsioni.

E sì, tenanu puru sta furtuna. Il trucco è sempre lo stesso, presentarsi tutti imbellettati in comitiva presso il locale, darsi le arie di chi spende, e di chi con la loro presenza, visto lo “splendore” della comitiva, può attirare altri clienti. Come a dire: quel locale è frequentato da bella gente. E sulla scia di questo il proprietario abbocca e a fronte di qualche serata pagata, e vista l’assiduità della frequentazione, apre la libretta. Che non ha scadenza mensile. A differenza di quella originale che se non pagavi puntuale a fine mese non si rinnovava. E vai con aperitivi, sciampagna, cene e cenette, tutte sulla libretta. Tanto sono nobili, pensa il proprietario, vuoi che non mi paghino? E quando la libretta raggiunge livelli seri, ecco che la comitiva di sciacalli cambia locale, iniziando a denigrare il proprietario e la qualità del locale, per giustificare l’abbandono. Cose del tipo: annacqua u vinu, fa roba da pompa, e così via. Il proprietario, visto i nomi, non può fare altro che tentare almeno di arginare il pettegolezzo, abbonando spesso e volentieri il conto ai nobili pur di fermare le voci.

Un giorno anche loro troveranno il coraggio di dire pubblicamente chi sono questi personaggi della Cosenza bene, che di bene in vita loro non hanno fatto niente. E se un tempo la libretta si usava solo per l’indispensabile, pane e pasta, oggi è usata “per un di più” che se lo vuoi, francamente, visto che non te l’ha ordinato il medico, e non è pane e pasta, paga.

Fonte Iacchitè, che ringraziamo

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