Si lasciarono alle spalle il cadavere in una pozza di sangue. Finita, la vittima, con un colpo di 7.65 alla testa. Si lasciarono dietro il figlioletto della vittima, sconvolto dalla paura, testimone innocente di una spietata esecuzione. Quello consumato l’1 marzo 2011 a San Gregorio d’Ippona fu uno degli omicidi più agghiaccianti verificatosi nel Vibonese. A poche decine di metri dal Calvario e, soprattutto, dalla Stazione dei carabinieri. Una telecamera riprese tutto. La vittima designata, Carmelo Polito, 48 anni, e il suo bambino, a passeggio su Corso Italia. Due giovani giungevano da una via secondaria, si avvicinavano, sparavano alle spalle. Quindi la fuga: l’uomo a terra, il bimbo, di otto anni appena, a piangere terrorizzatoe a vegliare il papà fino all’arrivo dei carabinieri.  

Fu un delitto di stampo mafioso, finora impunito. Un delitto sul quale incombe l’ombra del clan dei Piscopisani. Il pentito Andrea Mantella chiama in causa, esplicitamente, Rosario Fiorillo, indicato come il più sanguinario del gruppo ‘ndranghetista legato al Crimine di Polsi. Raffaele Moscato, invece, riferisce delle confidenze ricevute da uno dei boss del clan, Rosario Battaglia, attribuendo la responsabilità di quell’efferato agguato a «quelli di San Gregorio», ma confermando senza remora alcuna, che dietro la morte di Carmelo Polito c’entravano loro, i Piscopisani. Un altro cold case che affiora tra le pieghe delle indagini istruite dalla Procura antimafia guidata da Nicola Gratteri. Un altro cold case irrisolto che oggi, grazie ai collaboratori di giustizia, e al nuovo impulso impresso dalla Dda di Catanzaro, potrebbe non restare impunito


(Il Vibonese)