Perizie false, la clinica di ricovero per i capi “malati” quartier generale della ‘ndrangheta

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Falsi certificati medici, false perizie psichiatriche, depistaggi, con l’unico obiettivo di far uscire di galera Andrea Mantella, uno dei capi emergenti dell’articolazione di ‘ndrangheta “Pardea-Ranisi”, oggi divenuto collaboratore di giustizia. Non solo. Grazie a questa fitta rete di medici, psichiatri, avvocati e consulenti tecnici la ‘ndrangheta era riuscita a far diventare una clinica sanitaria convenzionata, dove venivano ricoverati i capi “malati”, una sorta di quartier generale della ‘ndrangheta dove venivano fatte riunioni tra gli appartenenti alle varie articolazioni.

Blitz del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Vibo Valentia coadiuvato in fase esecutiva dai Nuclei Investigativi di Cosenza, Catanzaro e Lamezia Terme più le Compagnie Carabinieri di Bari San Paolo e Locri, che sta procedendo alla notifica di una serie di avvisi di conclusione indagini preliminari nei confronti di 16 soggetti tra avvocati, medici e professionisti nominati consulenti tecnici, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, falsa perizia, false comunicazione all’Autorità Giudiziaria e altro. Reati aggravati dal metodo mafioso.

Le indagini hanno accertato un vero e proprio meccanismo facente parte di un più ampio sistema illecito che vede coinvolti medici e avvocati, i quali, attraverso le proprie condotte, si sono adoperati – in molti casi riuscendoci – a far ottenere benefici carcerari ai propri assistiti, esponenti di spicco della ‘ndrangheta, trasgredendo le leggi dello Stato e venendo meno alle regole deontologiche che contraddistinguono le professioni mediche e legali.

Ed è proprio grazie alla collaborazione dell’elemento di vertice dell’articolazione di ‘ndrangheta che i carabinieri sono riusciti a ricostruire la rete di professionisti che si faceva beffa della giustizia. Nei guai è finita anche una clinica sanitaria convenzionata per ospitare detenuti gravemente malati “in realtà sanissimi”, che invece – contrariamente ai doveri d’ufficio imposti dal ruolo pubblico – ospitava veri e propri summit degli ‘ndranghetisti, diventando praticamente una base operativa dove veniva deciso come la cosca avrebbe operato sul territorio.

 

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