In Calabria è in atto una “Guerra” Quella tra Gratteri e Bruno Bossio

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Di Saverio Di Giorno

In Calabria si sta combattendo una guerra. In un clima quasi da terrore rosso post-rivoluzionario si sta consumando uno scontro interno a pezzi dello Stato e bisogna aggiungere della criminalità. La rabbia si è trasformata in un pericoloso bisogno di purezza tra la gente. Anzi di purificazione. Questo lo sanno tutti o lo avvertono; tutti sanno che ci sono delle teste che devono cadere per averne il consenso. Lo sa chi vuole prendere il potere, ma anche chi ce l’ha.
In quest’ottica entrano le gravissime parole della deputata PD Enza Bruno Bossio. Secondo lei Gratteri avrebbe ordinato a Zingaretti di scaricare il governatore Oliverio nella corsa alle regionali. È nervosa o sa il fatto suo? Lo stesso governatore ha confermato che è una voce che circola da tempo. Tentativi di colpire Gratteri. Perché proprio ora? Lande Desolate e ancor di più Passepartout sono i nomi delle inchieste sugli appalti che riguardano Oliverio, la Bossio, Adamo e il sindaco di Cosenza. Ci aveva già provato De Magistris tramite altri affari, ma gli è andata male. Le indagini, finite nel nulla, gli furono sottratte da Salerno.
Ora c’è ancora la procura di Salerno che indaga su 15 magistrati calabresi. Questa volta però c’è una differenza. Le percentuali di gradimento di queste persone sono ai minimi storici, sono isolati all’interno del loro stesso partito. E di tutto questo c’è una motivazione: queste indagini, comunque finiscano, raccontano di un modo di governare che non si può più applicare. Semplicemente sono finiti i soldi.
Se per un attimo si ignorano i nomi singoli e i singoli fatti si può trovare uno stesso schema. C’è bisogno di tanti soldi pubblici che si tratti di opere pubbliche o di sanità. Poi c’è bisogno degli stessi imprenditori, ma soprattutto di un intero apparato di burocrati, impiegati che firmano in silenzio, che sono assunti nonostante non abbiano le competenze necessarie e che ottengono incarichi particolari. Grazie a queste persone possono essere certificati avanzamenti di lavori inesistenti, graduatorie finte e tutto il resto delle cose. Questo esercito di persone e questi buchi hanno prosciugato le casse dei comuni e della regione, hanno creato debiti miliardari nelle aziende ospedaliere. Ha bruciato milioni e probabilmente ne ha pulito altri. Ma soprattutto sono finiti i fondi pubblici che non possono più arrivare copiosi come prima.
Senza pagamenti il sistema si inceppa. Non si possono indire gare, non si possono garantire posti di lavoro e incarichi, a cascata. Ecco perdere la fedeltà di schiere di professionisti. Ecco perdere i finanziamenti degli imprenditori. Questo aumenta il nervosismo. Se sono lasciati soli dai vertici nazionali, lo stesso vale per i boss: perché dovrebbero ancora considerarli interlocutori credibili? Perché provare anche solo a corromperli? Cosa ne avrebbero in cambio? Se non possono dirottare soldi non possono neanche fermare i giudici nelle loro indagini. Devono dimostrare di essere capaci di questo per essere ancora credibili.
Non sorprenderebbe sapere che qualche boss nuovo decida di puntare sui nuovi padroni del nord vendendosi i vecchi interlocutori o tirando fuori qualche pentito. Non sorprenderebbe neanche sapere che qualche rampollo decida di approfittare di questo momento per scalzare qualche boss. Nella Sibaritide il megalotto ha fatto scorrere sangue, forse perché si era bloccato e la vecchia politica e chi ne era referente non riusciva a farlo andare avanti, a Reggio è stato ammazzato un imprenditore, altrove vengono rinvenute armi, ma questa è un’altra storia…
Si è andati troppo in là, le persone cominciano a scendere in piazza e chiedono “pulizia”. Lo chiedono con rabbia. Nessuno potrebbe continuare a governare se non esibisce una testa. Chi vuole restare deve sacrificare qualcuno dei suoi, chi vuole subentrare deve sperare o spingere per un’azione della magistratura. Non è un caso che solo la Lega e per prima la Lega abbia sottolineato la gravità delle provocazioni della Bossio, ma questo è molto grave: la trasparenza e le prove di quelle accuse devono essere pretese da tutti, dalla società civile e dai giornalisti e dai cittadini. È in gioco la tenuta della democrazia, altrimenti le uniche possibilità di successo di Gratteri (cioè di non essere isolato, ma appoggiato da chi vuole vincere) sono anche le premesse di un nuovo regime che si sostituirà al precedente, di un nuovo grumo di potere.
“Se non si urla viva la libertà con amore, non si urla viva la libertà” ricordava Pasolini. I calabresi la urlano con rabbia, con odio e questo è pericoloso perché diventa ansia di purezza e qualunque padrone può approfittarne. Probabilmente nessun attacco a questo sistema di potere è mai andato vicino a realizzarsi come ora perché non si era mai logorato tanto su tutti i fronti, ma le continue fughe da Salerno parlano chiaro: è un braccio di ferro e tutti possono essere indagabili e ricattabili. Le informazioni abbondano e possono essere “vendute” al miglior offerente.

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