La storica Macelleria Fazio di Orsomarso, attività a conduzione familiare presente sul territorio da oltre 50 anni e da sempre legata da un ottimo rapporto con la comunità e con le associazioni locali, interviene suo malgrado per fare chiarezza in merito alle recenti polemiche e alle ricostruzioni diffuse sulla vicenda che la vede coinvolta. La nota nasce con l’intento di ristabilire la verità dei fatti e tutelare la propria professionalità, auspicando che le polemiche siano definitivamente concluse e che l’attività non venga più tirata in ballo. Nel proprio intervento, la macelleria precisa in primo luogo la posizione espressa nei confronti dell’Associazione Pro Loco e dei volontari, evidenziando che «nei nostri comunicati l’Associazione Pro Loco e i volontari non sono mai stati tirati in ballo in modo polemico, anzi sono stati da noi espressamente elogiati per il loro operato. Sono stati gli amministratori a introdurli nella discussione per spostare l’attenzione dal nocciolo della questione». In merito alle motivazioni che hanno spinto l’azienda a esporsi, la famiglia Fazio ribadisce che «il nostro intervento aveva come unico scopo quello di tutelare il nostro lavoro e la nostra professionalità, spiegando le nostre ragioni su un prodotto che rappresentiamo con serietà da oltre 50 anni sul territorio di Orsomarso. Un diritto legittimo di ogni impresa». Per quanto riguarda le accuse e i toni utilizzati nel dibattito pubblico, la nota precisa categoricamente che «Frodare: tale grave termine non è mai stato utilizzato dalla nostra attività. È stato invece utilizzato per la prima volta nelle comunicazioni ufficiali dell’Amministrazione Comunale, attribuendoci un’intenzione mai avuta». La macelleria spiega inoltre la scelta di gestione della vicenda, sottolineando che «pur avendo tutti gli elementi per intraprendere le vie legali a tutela della nostra attività, abbiamo consapevolmente scelto di non farlo. Lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e per non compromettere il clima di festa che un evento di comunità dovrebbe sempre preservare. Proprio per questo, stupisce e addolora che, nonostante la nostra scelta di non inasprire i toni, siamo stati descritti come coloro che avrebbero creato “una ferita profonda nella comunità”. Ci chiediamo: quale sarebbe la grave colpa commessa? Aver semplicemente tutelato la nostra attività imprenditoriale, nel rispetto delle regole e con la massima compostezza? Riteniamo che tutelare il proprio lavoro non possa mai essere considerato un atto lesivo nei confronti della comunità, ma un diritto legittimo. Se difendere il proprio lavoro diventa una colpa, allora il senso stesso di comunità viene tradito». Infine, l’attività conclude rimarcando la volontà di chiudere ogni dibattito pubblico e ponendo la propria disponibilità a un dialogo costruttivo: «per noi la questione è chiusa qui. Non intendiamo alimentare ulteriori polemiche, tantomeno sui social network, perché questo non fa parte del nostro modo di essere e di lavorare. La nostra attività è, e rimarrà sempre, aperta a tutti. Se l’Amministrazione comunale o chiunque altro lo riterrà opportuno, siamo come sempre disponibili per un confronto diretto e di persona, nella nostra sede, con educazione e trasparenza, come abbiamo sempre fatto».

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