Tirreno, venditori abusivi e attività commerciali in ginocchio

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Di Francesco Lagatta

I titolari delle attività commerciali non ce la fanno più. Su dieci euro incassati più della metà va allo Stato sotto forma di tasse, il resto deve essere diviso tra le spese di consulenti, corrente elettrica, buste, benzina, ecc. Non fanno eccezione nemmeno i negozianti del Tirreno cosentino che da tempo, ormai, hanno un ulterioreostacolo economico che li sta portando all’esasperazione e, di questo passo, all’inevitabile chiusura del proprio negozio. Si tratta dei venditori abusivi, che sottraggono clienti a suon di sconti e offerte sulla merce, per lo più alimentare, che possono attuare grazie al mancato pagamento delle tasse e di tutti quegli oneri che spettano invece a chi apre un’attività commerciale e lavora nell’ottica della regolarità.

Sia ben chiaro, non tutti i venditori ambulanti sono abusivi, c’è chi ha regolare permesso, paga regolarmente le tasse ed esercita la vendita in spazi appropriati e assegnati secondo criteri dettati dalla legge. Per venditori ambulanti abusivi ci si riferisce a coloro che, incuranti di qualsivoglia regola igienico-sanitaria, vendono merce a prezzi stracciatissimi stazionando illecitamente su suolo pubblico, possibilmente in prossimità dell’entrata di centri commerciali o di piccoli negozietti di paese e senza la minima ombra di una ricevuta fiscale. Una prassi consolidata lungo la costa tirrenica, che rischia di minare l’economia locale.

Il caso di Scalea

Il caso più eclatante è certamente a Scalea, dove lungo le via cittadine gli abusivi sono numerosi, ma nessuno sembra accorgersene. Tutto avviene alla luce del sole e nelle principali strade del paese e in molti sarebbero a conoscenza da tempo dell’incresciosa situazione.
Eppure basterebbe poco a togliere tutti dall’imbarazzo. Nella città di Torre Talaole aree pubbliche da utilizzare per la vendita, anche in pianta stabile, sono tante. Tutti i venditori pagherebbero un canone rimpinguando costantemente le casse in pre-dissesto del Comune, mentre gli esercenti delle attività commerciali non vivrebbero costantemente in una situazione di disagio.

Esattamente come avviene durante il mercato del lunedì, nel quale i venditori ambulanti occupano un preciso spazio che acquistano di volta in volta pagando un canone, tra l’altro a caro prezzo. Per gli altri ambulanti, invece, la regola non si applica. Tutto rimane com’è e possibilmente nessuno deve lamentarsene.

Ad ogni modo, la piaga non riguarda solo la comunità di Gennaro Licursi e, anzi, il fenomeno risulta essere piuttosto diffuso.

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