Fallimento clinica Tricarico, il ruolo delle istituzioni in una vicenda con tante ombre

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Di Francesca Lagatta

Il buon nome della clinica Tricarico di Belvedere Marittimo, struttura simbolo da decenni di buona sanità del Tirreno cosentino, rischia seriamente di essere offuscato dalla vicenda del fallimento della società titolare, la “Istituto Ninetta Rosano Srl”, dichiarata fallita dal tribunale di Paola nel luglio 2018 a causa dei debiti insormontabili. Le indagini degli inquirenti, tuttora in corso, ipotizzano infatti la bancarotta fraudolenta, ossia la sottrazione dolosa dei fondi a scapito dei creditori.

Il ruolo dei commissari ad acta alla Sanità
Il 2010 è l’anno in cui la società titolare “Istituto Ninetta Rosano Srl” deposita al tribunale di Paola la richiesta per la ristrutturazione dei debiti aziendali e dal 27 maggio 2011, i dipendenti vengono assunti alle dipendenze della nuova società, la “Casa di cura Tricarico Rosano”, costituita nel 2009.

Nonostante la conclamata situazione debitoria, nel passaggio di timone tra una società e l’altra, le autorizzazioni necessarie per l’esercizio dell’attività sanitaria vengono concesse con estrema facilità. All’epoca le firmò l’allora presidente della giunta regionale e commissario ad Acta Giuseppe Scopelliti, in un documento del gennaio 2011.

Sette anni più tardi, il copione sembra lo stesso. A metà dello scorso anno c’è un nuovo cambio societario che, in realtà, è un ritorno al passato, perché dopo un lungo periodo di inattività la vecchia “Istituto Ninetta Rosano Srl” a giugno 2018 torna ad essere la società titolare della clinica. Anche qui, l’allora commissario ad acta Massimo Scura, con Dca 107/2018 del 10 maggio 2018, concede nuove autorizzazioni, sebbene provvisorie, per esercitare l’attività aziendale. Ma quel nuovo cambio societario, suggellato dalle autorizzazioni di Scura, fa sì che, a fallimento avvenuto, il Tfr di oltre 200 dipendenti risulti a carico del Fondo Garanzia Inps e quindi della collettività.

Il presunto conflitto di interessi
Fernando Caldiero, commercialista e dirigente cittadino del Pd a Cetraro, è una figura centrale dell’intera vicenda. Il suo ruolo viene messo più volte in discussione a causa di una serie di presunti conflitti di interesse. Il consulente mantiene, infatti, stretti e annosi legami con la clinica e i suoi proprietari, circostanza che però non gli impedisce di diventare commissario del pre-concordato e del concordato fallimentare. La nomina, effettuata dal tribunale di Paola, evidentemente non tiene conto del fatto che già nel 1993 Caldiero è componente effettivo del collegio sindacale della società Istituto Ninetta Rosano srl, ruolo che manterrà fino all’agosto 2001, per poi curare rapporti con le banche e i vari istituti finanziatori.

Ma vi è di più. Nel 2009, la costituzione della nuova società “Casa di Cura Tricarico Rosano Srl”, viene seguita interamente da Caldiero, che nello stesso periodo risulta essere sindaco dell’Asp di Cosenza, l’ente che nello stesso periodo diffida la società “Istituto Ninetta Rosano Srl” a restituire una somma di € 4.257.138,84.

È sempre Caldiero che richiede alla Regione Calabria l’autorizzazione per l’accreditamento della nuova società, la “Casa di cura Tricarico Rosano Rsl”, mentre l’avvocato Vincenzo Caridi, che presenta la richiesta di ristrutturazione dei debiti della struttura al tribunale di Paola, è il cognato del commercialista. Successivamente, per la clinica Caldiero continua a vestire i panni del mediatore finanziario.

Nonostante ciò, nel 2016 il tribunale di Paola lo nomina prima commissario per il pre-concordato e poi, nel 2017, commissario del concordato. Il 16 marzo 2018, a causa delle notizie sui rapporti con i Tricarico e con il tribunale, da cui continua a ricevere incarichi, Caldiero rassegna le dimissioni.

Articolo su LaCnews che ringraziamo

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