di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Fonte: corriere.it

La «liberazione» dalle restrizioni della zona rossa per Lombardia, Piemonte e Calabria è la «buona notizia» che il governo e i presidenti delle Regioni aspettavano da giorni. Da domani nei territori che entrano in fascia arancione i negozi potranno riaprire e i ragazzi di seconda e terza media torneranno a scuola. Ma se la Liguria e la Sicilia diventano gialle e la geografia nazionale del rischio da Covid-19 cambia ancora, per gli studiosi la situazione epidemiologica del Paese non consente allentamenti. Il consiglio è di tenere duro, costi quel che costi, perché l’impatto del virus sui sistemi sanitari regionali è ancora troppo forte e troppo alto il rischio di una pericolosa «inversione di tendenza» rispetto al lieve miglioramento dei dati.

Con la relazione del Comitato tecnico scientifico sul tavolo i ministri del governo Conte hanno discusso per ore, nel tentativo di trovare un accordo sulle regole chiave del Dpcm che il premier spera di firmare entro il 2 dicembre. Stop agli spostamenti anche tra le regioni gialle, unica deroga per il rientro a casa dei residenti. E la madre anziana? Le persone sole? «Se apriamo alle eccezioni è finita», sospira un ministro che immagina un Natale «ciascuno a casa propria».

E allora: coprifuoco dalle 22 alle 6, quarantena obbligatoria per chi torna dall’estero e niente sci sulle piste italiane. Ristoranti chiusi alle 18 e fermi tutto il giorno a Natale e a Santo Stefano. Negozi aperti fino alle 21, per diluire le presenze. È la linea dura, che nasce dalla constatazione del Comitato tecnico scientifico che la pressione sugli ospedali è ancora «molto elevata e non in regressione» e che «un rilassamento prematuro e un abbassamento dell’attenzione nei comportamenti» avrebbero conseguenze drammatiche.

La discussione più tesa e complessa è andata in scena sul coprifuoco. La frase con cui il dem Francesco Boccia durante il confronto-scontro con le Regioni ha infranto il totem della messa di Natale («Non è eresia far nascere Gesù Bambino due ore prima») ha scatenato una polemica politica. Il ministro degli Affari regionali, seccato perché il suo «esempio» è stato fatto uscire «ad arte» dalla Lega, ha richiamato i governatori di centrodestra, da Fontana a Spirlì: «Non si può usare la Chiesa per far saltare il coprifuoco.

Ma li vedete i numeri dei morti? Come si può pensare di allentare le misure? Va bene far ripartire il commercio, ma non possiamo rischiare la terza ondata a gennaio». Posizione che in Consiglio dei ministri il ministro Dario Franceschini ha sostenuto con forza: «La destra sta strumentalizzando le parole di Boccia, se cediamo salta tutto e rischiamo il bis di Ferragosto».

Il coprifuoco dunque resterà. I «rigoristi» del governo puntano a conservarlo alle 22 anche per tutte le feste, senza eccezione alcuna, né per la Vigilia di Natale, né per l’ultima sera dell’anno. «Le misure di contenimento hanno funzionato, tra il 10 e il 15 dicembre tutta l’Italia sarà in fascia gialla — ha insistito il ministro della Salute, Roberto Speranza —. Se consentissimo libertà di movimento il virus riprenderebbe a correre e il Sistema sanitario non reggerebbe». Stop alla circolazione tra regioni quindi, come richiesto anche da Boccia, Franceschini e Gualtieri.

La soluzione rigida sugli spostamenti, che ha convinto alla fine anche la ministra renziana Bellanova, non piace alle Regioni e lascia perplessi alcuni tecnici: proprio nel momento in cui il monitoraggio fa scattare automaticamente il giallo, il governo impone una stretta? Servirà una forte presa di posizione politica per «blindare» a colpi di norme il «Natale diverso» immaginato dal governo.

La strada intrapresa dal governo punta alla conferma del coprifuoco alle 22 (ma fino alle 6 del mattino) per tutta la durata delle festività. Rimane il nodo del giorno di Natale e della notte di Capodanno che potrà essere sciolto nelle prossime ore ma al momento si escludono allentamenti proprio perché «si vuole evitare gli spostamenti notturni e i possibili assembramenti che potrebbero crearsi proprio nelle sere di festa».

E dunque sarà raccomandato di trascorrerli «con i parenti stretti e proteggendo gli anziani e le persone fragili». Se questo impianto sarà confermato al momento di firmare il Dpcm in vigore dal 4 dicembre, i negozi potrebbero rimanere aperti al massimo fino alle 21, mentre si pensa di autorizzare l’apertura dei centri commerciali e dei grandi magazzini il sabato, la domenica e nei giorni festivi che precedono la pausa natalizia «per favorire le attività commerciali».

Nessuna deroga è stata invece al momento prevista per i ristoranti che dovranno chiudere alle 18 nelle zone gialle e saranno serrati per tutto il giorno in quelle arancioni e rosse dove sarà consentito soltanto l’asporto e la consegna a domicilio. Chiusura in tutta Italia nei giorni di Natale e Santo Stefano. Sarà confermato il divieto di organizzare feste nei locali pubblici e nei luoghi privati. Finora è stato raccomandato di ricevere in casa sei persone al massimo e non è escluso che si decida di ribadire questo suggerimento: nessun obbligo può essere imposto nelle abitazioni private.

Spostamenti vietati fra le Regioni

Sarà vietato spostarsi tra le regioni anche se si trovano in fascia gialla. È questa la drastica scelta del governo anche se bisognerà stabilire da quale data far scattare questa limitazione decisa, ripetono i ministri, «per evitare che milioni di persone si mettano in viaggio durante le vacanze come accaduto la scorsa estate».

Sarà sempre consentito il ritorno nella propria abitazione di residenza. Dibattito acceso sull’opportunità di concedere alcune deroghe per autorizzare gli spostamenti — che dovrebbero comunque essere giustificati con l’autocertificazione — per trascorrere le feste con i parenti. Alcuni ministri insistono per consentire di raggiungere persone in difficoltà, per esempio anziani che vivono da soli. Ma l’ala «dura» dell’esecutivo, preoccupata per il rischio terza ondata a gennaio, si batte per non aprire il capitolo eccezioni. Se non in caso di studenti che tornano a casa. È confermata la chiusura delle piste e degli impianti da sci. Si potrà andare nelle seconde case soltanto se si trovano nella stessa regione di residenza, che però deve essere in fascia gialla.

Nelle zone rosse sono infatti vietati tutti gli spostamenti e in quelle arancioni è vietato uscire dal proprio comune. Per chi torna dall’estero sarà obbligatorio il tampone e scatterà la quarantena: non è ancora deciso se per tutti i Paesi o solo per alcuni. In questo caso la lista sarà aggiornata dal ministro della Salute e certamente conterrà quegli Stati come l’Austria e forse la Svizzera che decideranno di tenere aperte le piste da sci, diventando così mete privilegiate di molti italiani.

Messe senza assembramenti

Saranno le parrocchie a decidere a che ora celebrare la messa il giorno della Vigilia di Natale in base alle disposizioni contenute nel Dpcm sul coprifuoco. E lo faranno tenendo conto dell’orario in cui è previsto l’obbligo di rientro a casa. Ma non solo. Perché il governo chiederà di celebrare più funzioni nel corso delle giornate festive proprio per evitare assembramenti fuori e dentro le chiese. Dalla Santa Sede è già stato precisato che da anni la funzione religiosa del 24 dicembre viene celebrata alle 22 e questo sembra sgombrare il campo sulla tradizione che vuole invece la messa alle 24.

Vincenzo Corrado, portavoce della Cei, ieri ha chiarito: «Avremo modo di monitorare la situazione epidemiologica e confrontarci sulle modalità di celebrare i riti natalizi in condizioni di sicurezza, nella piena osservanza delle norme, come finora avvenuto. È desiderio continuare la valida collaborazione, in ascolto reciproco, con la presidenza del Consiglio, il ministero dell’Interno e il Cts». Nei giorni di possibile maggior affollamento si chiederà ai parroci di verificare il rigido rispetto dei protocolli già in vigore che prevedono l’obbligo di mascherina, il distanziamento tra i fedeli, lo svuotamento delle acquasantiere, i distributori di igienizzante agli ingressi, la presenza dei cantori purché mantengano una distanza interpersonale laterale di almeno 1 metro e almeno 2 metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti.

Scuole superiori chiuse fino al 7 gennaio

I licei rimangono chiusi fino al 7 gennaio. Sino a quella data gli studenti delle scuole superiori seguiranno le lezioni con il sistema della didattica a distanza. Rimangono invece aperte le scuole medie, le elementari, gli asili e i nido nelle zone gialle.Nelle regioni che si trovano in fascia arancione saranno aperte le scuole fino alla terza media, quindi esattamente con le stesse regole della fascia gialla. Nelle regioni in fascia rossa sono invece chiuse anche le seconde e le terze medie. In tutta Italia sarà confermata la norma che «lascia salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali».

Sarà anche confermata «la sospensione della frequenza delle attività formative e curriculari delle Università e delle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica, fermo in ogni caso il proseguimento di tali attività a distanza». La scelta del governo di tenere i ragazzi a casa è stata motivata con la necessità di limitare l’uso dei mezzi pubblici e soprattutto con il numero dei contagi nelle classi sia tra gli studenti, sia tra professori e personale della scuola. Una posizione che però non è stata confermata da alcuni membri del Comitato tecnico scientifico e in particolare dal coordinatore Agostino Miozzo, che insiste sulla necessità di far tornare i ragazzi nelle aule perché troppo penalizzati

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