Fonte: Gazzetta del Sud edizione online
Telefonate dal carcere di Santa Maria Capua Vetere a quello di Paola, e poi una rete di relazioni, scambi e operazioni gestite da dietro le sbarre. È questo il quadro che emerge dalla nuova inchiesta della Dda su L.O. il 37enne originario di Cetraro, che è stato condannato a sedici anni nei giorni scorsi per tentato omicidio. Secondo gli investigatori, il cetrarese avrebbe trasformato lo smartphone in uno strumento centrale per mantenere un ruolo attivo, nonostante la detenzione. Un filo diretto che collegava anche più carceri e, soprattutto, il territorio d’origine. L’indagine descrive tra l’altro un sistema di comunicazioni capillare tra reclusi. I telefoni, introdotti illegalmente negli istituti penitenziari, avrebbero consentito a Occhiuzzi di dialogare con altri detenuti (e in particolare uno detenuto a Paola), condividendo informazioni e aggiornamenti.
Non semplici conversazioni: per gli inquirenti si tratterebbe di contatti funzionali a mantenere equilibri e relazioni, anche tra soggetti ristretti in strutture diverse. Una rete difficilmente intercettabile con i mezzi tradizionali di controllo. C’è poi il capitolo che riguarda la gestione del denaro. Sempre attraverso il cellulare, L.O. faceva bonifici, inviava somme e concedeva prestiti ad altri detenuti.




































