Di Clelia Rovale. Fonte: Gazzetta del sud

Un Pronto soccorso al limite del collasso, dove il tempo sembra essersi fermato sulle barelle occupate da giorni, e dove la speranza di un posto letto altrove si consuma nell’attesa. Accade all’ospedale “Giovanni Iannelli” di Cetraro: una quotidianità fatta di emergenze continue, carenza cronica di personale, spazi ormai insufficienti, suppellettili e impianti vetusti. Sei barelle appena, spesso occupate stabilmente da pazienti con patologie gravi che, a volte anche per giorni, attendono il trasferimento in altri reparti o in altre strutture della provincia, mentre nuovi pazienti continuano ad arrivare senza sosta da tutto il vasto territorio di competenza, che va da Tortora ad Amantea. Gli operatori lavorano con dedizione e professionalità, cercando di garantire assistenza e umanità in un contesto che mette a dura prova anche i più esperti. Medici e infermieri si dividono tra codici rossi, anziani fragili, casi complessi che richiederebbero un ricovero in reparti specialistici che lì non esistono. Inoltre, a Cetraro non c’è un reparto di Medicina, ma soltanto una Lungodegenza, e questo rende ogni gestione clinica ancora più delicata; in Radiologia da tempo, è possibile effettuare solo Tac all’encefalo, mentre non è possibile effettuare ecografie.

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