Operazione “Plinius” Ecco gli esiti dei ricorsi alla cassazione

    0
    295

    La Corte di Cassazione ha posto fine ad un filone dei processi scaturiti dall’indagine del 12 luglio 2013 denominata “Plinius”. Molti degli imputati condannati in primo e secondo grado avevano proposto ricorso. Anche il procuratore generale ha prodotto ricorso.

    L’udienza si è svolta nei mesi scorsi e ora sono state rese note le motivazioni che occupano un centinaio di pagine.

    La decisione è stata presa dal presidente, Maria Vessichelli; relatori Enrico Mengonie Giuseppe Riccardi. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata nei confronti di Mario Nocito, limitatamente alla confisca dell’immobile a Roma intestato al figlio, con rinvio per nuovo esame su tale punto ad altra sezione della Corte di Appello di Catanzaro. La corte ha poi rigettato, nel resto il ricorso di Nocito. La Cassazione ha, inoltre, dichiarato inammissibili i ricorsi di Giuseppe Biondi ed Eugenio Occhiuzzi, condannati al pagamento delle spese processuali e della somma di 3.000 euro ciascuno in favore della Cassa delle Ammende.

    Ha rigettato i ricorsi di tutti gli altri imputati ricorrenti, condannati, singolarmente, al pagamento delle spese processuali. Ha condannato Mario Stummo e Alvaro Sollazzo in solido al pagamento delle spese sostenute nel grado dalla parte civile Francesco Maria Fazio.

    Dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore generale. Numerosi i ricorrenti: Nicola Franco Balsebre, Pierpaolo Barbarello, Pasquale Basile, Giuseppe Biondi, Vincenzo Bloise, Corrado Lamberti, Riccardo Montaspro, Mario Nocito, Eugenio Occhiuzzi, Francesco Paolo Pugliese, Cantigno Servidio, Alvaro Sollazzo, Mario Stummo, Marco Zaccaro, Giuseppe Zito. Fra le parti civili non ricorrenti: Mauro Campilongo, la Regione Calabria, la ditta Geo Ambiente, Maria Francesco Fazio, Nunzio Rotondaro, l’Amministratore comunale di Scalea. Il pubblico ministero ha concluso chiedendo l’annullamento, con rinvio, della sentenza impugnata per Pasquale Basile, relativamente all’assoluzione dal reato relativo all’articolo 416 bis; l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata relativamente all’art. 7 dl.n.152/1991 per Nicola Franco Balsebre e Francesco Paolo Pugliese e per Angelo Silvio Polignano, e relativamente all’assoluzione e all’inammissibilità dei ricorsi di tutti gli imputati. La sentenza della corte d’Appello risale allo scorso 7 luglio 2017, in parziale riforma della pronuncia del Tribunale di Paola del 3 settembre 2015. “Le sentenze di merito – si legge – sulla base delle dichiarazioni provenienti da alcuni imprenditori vittime di richieste estorsive, delle copiose intercettazioni e dei servizi di osservazione condotti dalla polizia giudiziaria, degli apporti informativi di tipo collaborativo, del materiale documentale acquisito, hanno ricostruito probatoriamente l’esistenza e l’operato di un’organizzazione criminosa di tipo mafioso, insediata nel territorio del comune di Scalea”.

    Fonte miocomune.it

    Commenti