LA CALABRIA BRUCIA

Di Emiliano Morrone

La Calabria brucia. Brucia da anni, decenni, direi anche secoli. Soltanto oggi se ne accorgono i colonnelli e caporali del Pd, che, dimenticato lo smantellamento del Corpo forestale da parte del loro governo, vedono boschi in fiamme, incolpano ignoti piromani e prospettano la possibilità di nuove assunzioni in “Calabria verde“, magari dopo il voto delle prossime politiche. Ancora, lodano il governatore regionale per aver messo un graduato a capo dei forestali, ma non ammettono che lì il caos è stato generato da dirigenti controllati dalla politica. La Calabria brucia per la ‘ndrangheta, l’assenza delle istituzioni, l’abbandono dello Stato, le connivenze, il clientelismo permanente, la disorganizzazione voluta, l’emigrazione progressiva, l’incapacità di gestire aeroporti, porti, ferrovie, autostrada, collegamenti interni e servizi sanitari. Brucia per la disoccupazione dilagante, per il silenzio di una (finta) sinistra che governa ovunque e non interviene mai. Dove erano gli indignati democratici, quando lo scrittore Mauro Francesco Minervino denunciava la cementificazione compiaciuta, la mafia bianca nelle amministrazioni pubbliche, lo sperpero delle risorse collettive e lo sfruttamento privato del bene comune? Basta con l’ipocrisia, col teatro della politica, con la sovversione della realtà, con lo scaricabarile, con la foga dei comunicati stampa, del dire sciocchezze o menzogne a ogni costo. La gente sa bene come si vive in Calabria; qui manca l’essenziale, i turisti si rispediscono a casa e i malati si obbligano a patire, a pietire, a perire. Soltanto la coscienza di ciascuno potrà produrre una vera svolta radicale.