Si infittisce il giallo su Calabria Etica, ai tribunali la sentenza

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Di Maria Lombardo

Sull’inchiesta di Calabria Etica le dichiarazioni di Murone stridono con quanto dichiarato in una nota il 4 aprile 2015 da Carmelo Barbaro, commissario straordinario della Fondazione, e Antonio De Marco, dirigente generale reggente del dipartimento Lavoro, i quali affermano che l’iter per i quattro progetti “incriminati” si fermerebbe a una nota del 22 ottobre 2014. «A tale nota preliminare – sostengono i dirigenti –, che non costituisce in alcun modo atto amministrativo che determina obbligazioni giuridiche, non è poi seguito alcun decreto di autorizzazione, né stipula di convenzione né regolare impegno di spesa, che costituiscono gli atti necessari ed obbligatori per la pubblica amministrazione per determinare obbligazioni giuridiche nei rapporti con i terzi». La decisione della Regione è quella di ritenere «nulli e non rendicontabili» i quattro progetti: «Di conseguenza le contrattualizzazioni operate dalla Fondazione Calabria Etica per i Progetti considerati sono da ritenere da parte della Regione Calabria nulli e non rendicontabili in quanto stipulati in carenza di atti contrattuali o convenzionali…». «Da qui l’avvio – prosegue la nota – delle necessarie procedure in corso da parte del commissario straordinario in autotutela sui circa 260 contratti stipulati irregolarmente in carenza di copertura finanziaria e di convenzione…»
La decisione della Regione ha dato il via a varie azioni legali da parte dei lavoratori che hanno allegato le convezioni agli atti dei giudizi civili. E ha avuto molta eco mediatica la sentenza di primo grado con la quale il Tribunale civile di Catanzaro, il 21 ottobre 2016, riconoscendo l’illegittimità della dichiarata nullità, ha condannato la Fondazione al pagamento di tutte le mensilità dovute ai lavoratori fino alla scadenza contrattuale del 31 ottobre 2015, accogliendo così il ricorso, presentato dagli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti nell’interesse di 16 lavoratori di Calabria Etica. Inoltre l’accusa a ridosso delle elezioni regionali di novembre 2014, Vincenzo Caserta, nella qualità di ex dirigente generale reggente del dipartimento Lavoro, adottando quattro note, tutte recanti la data del 16 ottobre 2014, avrebbe commissionato alla Fondazione Calabria Etica, presieduta da Pasqualino Ruberto, quattro progetti (“Responsabilità sociale delle imprese in Calabria”, “Potenziamento servizio di accompagnamento aree interne. Per la Procura di Catanzaro non vi era alcuna motivazione di necessità e improcrastinabilità per questi progetti «soprattutto considerato che si trattava dell’ultimo periodo della legislatura» e che il fondo cosiddetto “indistinto” da cui erano attinte le risorse per dare attuazione ai progetti «sarebbe stato completamente prosciugato», lasciando a bocca asciutta i Comuni cui tali risorse erano destinate per legge. Quattro giorni dopo la richiesta di Caserta, Ruberto avrebbe presentato i progetti che prevedevano l’assunzione di 251 persone. Ricordiamo poi che il 22
ottobre successivo Caserta, sottolinea l’accusa, senza preventivo, senza impegno di spesa e «senza che fosse stipulata e repertoriata la convenzione che consentiva l’avvio delle attività affidate dal dipartimento alla Fondazione, autorizzava Calabria Etica a procedere. Secondo quanto riportato nel capo d’accusa, Ruberto, sulla base di una nota e «senza attendere la convenzione, procedeva da assumere 251 collaboratori». La mancanza di una convenzione tra la Fondazione e il dipartimento Lavoro si trova alla base anche dell’accusa di peculato che investe Pasqualino Ruberto. Questi, infatti, in qualità di presidente dell’ente in house, avendo la disponibilità di fondi pubblici di provenienza comunitaria destinati al “Credito sociale”, si sarebbe appropriato di tali fondi sottraendoli alla loro destinazione vincolata, utilizzandoli per il pagamento di anticipazioni dei collaboratori assunti e avviati ai progetti «senza alcuna formalizzazione e, in particolare, senza la stipula di alcuna convenzione fra la Fondazione e il dipartimento 10 e il previo e necessario impegno di spesa». Ma questa accusa, se le convenzioni dovessero mostrarsi valide, rischia di cadere.
Il processo emanerà l’ardua sentenza. Al momento resta un giallo che coinvolge, tra gli altri, anche la Regione Calabria e il dipartimento Lavoro.

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