Sarà Nicodemo Gentile legale dell’associazione Penelope, ad occuparsi della scomparsa di Maria

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Di Maria Lombardo

Notizie sul caso Maria Chindamo sarà Nicodemo Gentile legale dell’associazione Penelope, ad occuparsi per conto della famiglia Chindamo della scomparsa di Maria. Ricordiamo che la donna è sparita il 6 maggio dello scorso anno dopo essere stata aggredita a Limbadi dinanzi al cancello della sua tenuta agricola. Il legale afferma:«Vogliamo essere di supporto alla famiglia, questo è il dramma di un’intera comunità. La società civile deve essere accanto alla famiglia, Maria deve avere una risposta. La comunità non deve dimenticare Maria. Questi criminali devono essere portati alla luce e puniti e la magistratura lo farà – ha dichiarato ai microfoni di LaC News24 Nicodemo Gentile -. Chi sa parli e si unisca alla famiglia Chindamo che è la faccia della Calabria pulita e onesta». Ricordiamo ancora che nelle scorse settimane sono arrivate dichiarazione del pentito Giuseppe Dimasi, coinvolto nell’operazione antimafia denominata “Lex” e ritenuto legato al clan Ferrentino di Laureana. Interrogato dal pm della Dda di Reggio Calabria, Giulia Pantano, il 2 agosto scorso ha infatti dichiarato: «Con riferimento alla scomparsa di Maria Chindamo, Marco Ferrentino diceva “secondo me gliel’hanno fatta pagare” e alludeva al fatto che la donna aveva avuto una relazione extraconiugale e il marito non accettando la separazione si era suicidato». Poche parole che però aprono una pista ben precisa, quella della vendetta per una presunta relazione intrapresa da Maria Chindamo. Ma su questa scia si era già mossa la Procura di Vibo Valentia che alle prese con una lettera anonima inviata a don De Masi referente di “Libera” per la Piana di Gioia Tauro e parroco della comunità “S. Marina Vergine” di Polistena. La missiva, contenuta in una busta, è stata infilata nella cassetta delle lettere della parrocchia. Su un foglio bianco qualcuno ha fornito in forma anonima delle indicazioni precise che don Pino De Masi – nel corso di un’intervista a Chi l’ha visto – non ha esitato a definire come “super attendibili”.La missiva è stata consegnata dal sacerdote al capitano dei carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro per poi essere trasmessa al pm della Procura di Vibo Valentia, Concettina Iannazzo, che si occupa del caso. Subito gli inquirenti hanno scartato la pista n’dranghetistica definendo le cosce estranei al fatto ma sicuro ci sono testimoni che hanno visto aggressione e sequestro.Si indaga da tempo anche su un particolare di non poco conto: i sequestratori hanno manomesso l’unica telecamera della zona, quella che avrebbe potuto filmare la presenza e i movimenti di chi ha deciso di prelevare con la forza Maria Chindamo e portarla con sè per farla sparire. Sul luogo del rapimento, ovvero nei pressi del cancello della tenuta agricola della donna, gli investigatori hanno trovato diverse tracce di sangue di Maria Chindamo. Nulla trapela però dagli inquirenti sulla possibilità che alcune tracce di sangue, rinvenute sulla Dacia Duster di Maria, possano appartenere anche ad altre persone ovvero ai suoi sequestratori. Appare certo che la donna ha opposto resistenza prima di essere portata via. Altro particolare non trascurato dagli inquirenti è quello relativo all’inquietante coincidenza temporale fra la scomparsa di Maria ed il suicidio del marito Ferdinando Punturiero, avvenuto esattamente un anno prima, cioè il 6 maggio 2015. La relazione fra i due era finita da tempo. La Procura di Vibo, con il pm Concettina Iannazzo, è quindi impegnata ad esplorare anche l’ambito strettamente privato e familiare di Maria Chindamo che, una settimana prima del rapimento, sulla sua pagina facebook personale aveva riportato una frase di Oriana Fallaci: “Il coraggio è fatto di paura…”. Che Maria Chindamo temesse qualcosa o qualcuno è uno degli interrogativi principali a cui gli inquirenti sono chiamati a dare risposte.

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