Estorsioni ed usura sul tirreno cosentino, ecco le prime condanne

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Di Antonello Troya

L’avevano chiamata operazione “Coffee Break” perché la parola d’ordine che dava il via agli “affari” era proprio “Ci prendiamo un caffè?”.

 

A guidarla il compianto ex procuratore di Paola, Bruno Giordano (nella foto accanto), che la mattina dell’8 luglio di dieci anni fa (era il 2009), disarticolò una rete fatta da falsari ed un giro di estorsioni, usura, riciclaggio di denaro sporco e false fatturazioni per un importo di circa 40 milioni di euro. Le esecuzioni di misure cautelari riguardarono 93 persone. Nell’organizzazione criminale operante nella zona del Tirreno cosentino rimasero coinvolti imprenditori, professionisti (alcuni noti e altri incensurati) e anche un sottufficiale della Guardia di Finanza. Un’organizzazione che operava tra Cosenza, Napoli, Ascoli, Pescara, Ravenna, Forlì, Rimini e Pavia, e che si era inventato un ingegnoso metodo che consentiva di effettuare truffe, utilizzando false fatture intestate a 50 società, la metà delle quali fittizie. Il gioco prevedeva anche un giro d’usura e finanziamenti illeciti per circa 4 milioni di euro, rimborsi d’Iva e detrazioni fiscali. Il tutto in conti cifrati di San Marino. Trovate anche fatture sul giro d’usura. Si insomma, si scaricavano dalle tasse anche i guadagni dello strozzo. E la particolarità non era solo questa: un uomo defunto risultava firmatario di alcuni atti riguardanti delle società coinvolte.

Il 5 ottobre 2011 il Pm dell’epoca, Eugenio Facciolla nella chiusura delle indagini chiese il rinvio a giudizio per tutte e 93 le persone. Le accuse, a vario titolo erano associazione a delinquere finalizzata all’evasione e alla frode fiscale, truffa aggravata in danno dello Stato, truffa per incassare contributi pubblici, riciclaggio e reimpiego in altre attività di denaro o beni di provenienza illecita.

Un’organizzazione che il procuratore, all’epoca Giordano, sarebbe stata coordinata, promossa, organizzata e diretta da Agostino Briguori e Tommaso Leale, ex comandante della Squadra Operativa della Compagnia della Finanza di Paola. Il 18 luglio 2013, è iniziato il dibattimento presso il tribunale di Paola, ma solo per 88 degli indagati.

Ieri le sentenze di primo grado: quattro anni per Massimo Aceto, Francesco Amato e Giorgio Barone; Biagio Bello un anno e sei mesi, Franco Borrelli 4 anni e 3 mesi, Tammaro Della Gatta, Francesco Di Mauro e Danila Fullone a 4 anni, Stefania Gabriele, Giuseppina Galiano e Vincenzina Gagliardi due anni e 8 mesi, Agostino Iacovo e Gigliola Iacovo 4 anni e sei mesi, Dino Iacovo e Pasquale Imbelloni 4 anni, Tommaso Leale 5 anni, Francesco Malvito, Pierluigi Oliviero e Mario Manfredi due anni e 8 mesi, Armandino Quintiero 4 anni, Gaetano Michele Rugiero due anni e 8 mesi, Settimio Rosario Rugiero 4 anni e sei mesi, Vincenzo Tedesco e Andrea Tiesi due anni e otto mesi.

Per alcuni capi d’accusa, invece, non si è proceduto nei confronti di Antonio Algeri, Maurilio Ariete, Agostino Briguori, Francesco Cetraro, Antonio Coribello, Fabio Coscarella, Alessandra De Angelis, Giacomo De Marco, Marco De Seta, Paolo Ercolano, Francesco Falsetti, Marcello Filice, Guerino Folino, Danilo Gaeta, Giuseppe Gaspari, Marco Giglio, Giuseppe Grossi, Ignazio Lamantia, Giuseppe Liparoti, Alberto Marinelli, Francesco Mercatante, Gianluca Midaglia, Mario Midaglia, Vincenzo Midaglia, Giuseppe (Pino) Nigro, Ettore Notti, Ferdinando Quintieri, Angela Luce Ritorto, Pietro Paolo Ruffolo, Attilio Santoro e Ludovica Santoro, Carlo Scaccia e Aldino Tommassetti. Tra 90 giorni le motivazioni. Pronti i ricorsi per il secondo grado di giudizio.

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